Associazione Musicale "G. Rossini"
rossini
Associazione Musicale
"G. Rossini"
Associazione Musicale
"G. Rossini"

Carissimi,

l’ultima settimana del Festival è tradizionalmente dedicata alle grandi orchestre. Infatti oltre alle ultime repliche delle opere “Iphigénie en Tauride” (di cui vi abbiamo parlato a maggio) e “Der Rosenkavalier” (di cui vi abbiamo parlato la volta scorsa), erano in programma due concerti della Boston Symphony Orchestra, un concerto della Gustav Mahler Jugende Orchestra e della Israel Philharmonic Orchestra, il quinto concerto dei Wiener Philharmoniker e il concerto conclusivo del Festival con i Berliner Philharmoniker.   Inoltre era in programma l’opera Ernani, eseguita in forma di concerto e diretta da Riccardo Muti.

I due concerti della Boston Symphony Orchestra, entrambi diretti da Andris Nilsons, poliedrico musicista di Riga (suona il pianoforte, la tromba e ha cantato nelle opere come basso-baritono), allievo di Mariss Jansons, avevano in programma la sinfonia n. 6 di Mahler e, la seconda sera, il Don Chisciotte di Strauss (Yo-Yo-Ma, violoncello) e la sinfonia n. 10 di Schostakovich.

La prestigiosa orchestra americana ha eseguito la sesta di Mahler come una scultura sonora monumentale, ben sostenuta dalle capacità virtuosistiche dei musicisti delle sue diverse sezioni, anche se a noi è parsa troppo forte quella degli ottoni.

La seconda sera, nel Don Chisciotte, solista il violoncellista cinese, naturalizzato americano Yo-Yo-Ma, si sono riproposti gli stessi problemi, benissimo l’introduzione, molto espressivo il notturno di Dulcinea, ma troppo roboanti gli ottoni nel combattimento contro il gregge di montoni e nel crescendo del corteo di pellegrini. La monumentale decima sinfonia di Schostakowich, ne abbiamo parlato a Pasqua, fu eseguita nove mesi dopo la morte di Stalin, che viene evocato nel secondo movimento e poi nell’ultimo, sopraffatto dall’altro protagonista della sinfonia, l’autore stesso. Il significato metaforico è chiaro: il pensiero artistico di un compositore vessato dal regime alla fine vince sul potere esercitato dal dittatore. Nel confronto con l’orchestra di Dresda i musicisti di Boston, a nostro parere, perdono la sfida, sia nella compattezza degli archi che nel virtuosismo delle prime parti dei fiati. Al termine convinti applausi del pubblico ma niente lacrime di Matilde che a Pasqua, con l’esecuzione diretta da Gatti, erano state copiose.

Sempre del compositore russo il bis con l’esuberante galopp dall'operetta “Cheryomushki”.

Mercoledì 26 concerto della G.M.J.O. (Gustav Mahler Jugende Orchestra, complesso fondato da Claudio Abbado che tutti conoscete perché più volte ospite delle stagioni del Lingotto) dove suona, come terzo corno, una ragazza di Genova Margherita Lulli amica del nostro Andrea Bacchetti. In programma la sinfonia K 543 di Mozart e la 9^ di Dvorak “dal nuovo mondo”. A dirigere l’orchestra giovanile, la cui età massima è di 28 anni, è stato chiamato l’ottantanovenne Maestro tedesco Harbert Blomstedt, decano dei direttori d’orchestra.

Mozart è stato eseguito con un suono e con dei colori morbidi, anche nel momento più drammatico dell’andante e lo stesso è stato fatto con Dvorak dove Blomstedt ha lasciato alle sezioni dei fiati e degli archi ampio respiro. Peccato per un piccolo errore del primo corno nel movimento iniziale, rimediato nell’unisono del finale. Al di la dell’esecuzione musicale, ci ha dato una enorme soddisfazione vedere il dolce sorriso di Blomstedt incrociarsi con le facce impegnate ma sciolte e sorridenti dei giovani musicisti a lui affidati, che al termine dell’esecuzione hanno più volte “rifiutato” di alzarsi per lasciare a lui tutti gli applausi del pubblico. Come bis è stata eseguita una danza slava.

Giovedì 27 era ospite del Festival la Israel Philharmonic Orchestra diretta da Zubin Mehta che, a causa di un intervento chirurgico per un infortunio al ginocchio destro, ha diretto seduto!

Questo è stato uno dei concerti più deludenti del Festival di quest’anno, già deludente nel suo complesso per le troppe riprese di opere già presentate negli anni passati, per il drastico ridimensionamento della sezione di prosa, per la ripetitività dei programmi musicali, per il quasi oblio della sezione cameristica e per l’assenza di importanti orchestre europee.

Erano in programma: Verklärte Nacht (Notte trasfigurata) e la Kammersymphonie di Arnold Schoenberg e l’inevitabile sinfonia n. 6 di Caikovsky che quest’anno Mehta ha presentato con tutte le diverse orchestre che ha diretto. Per noi era la seconda volta dopo Monaco!  

Va bene che i soli archi, nel primo brano, ci consegnano una sonorità uniforme e malinconica ma è anche vero che nella Sinfonia da camera, pur senza le risorse coloristiche della grande orchestra romantica, Schoenberg sperimentò con decisione, nuove soluzioni espressive. L’esecuzione ascoltata si è invece rivelata lenta, troppo misurata e cadenzata. L’anziano direttore indiano ci è parso stanco e provato dai guai fisici che ha avuto e l’orchestra non all’altezza dei complessi orchestrali di solito ospitati nell’ultima settimana del Festival salisburghese. Quindi un po’ per l’ora tarda (il concerto è iniziato alle 21), un po’ per la stanchezza e per i guai fisici del direttore e anche un po’, diciamolo francamente, per la stanchezza del pubblico provato dal lungo Festival, la serata si è trascinata stancamente con ampi sbadigli.

Il pezzo più apprezzato della serata è stato sicuramente il bis (“L’alba sulla Moscova” dall’opera Kovancina), terminato il quale pochi applausi e tutti a nanna!!!!!!!!

Sabato 29 seconda e ultima recita di “Ernani”, presentato in forma di concerto dall’Orchestra Giovanile Cherubini (con il coro del Teatro dell’Opera di Vienna), sotto la direzione del suo fondatore e direttore principale Riccardo Muti.

Noi non abbiamo particolari preclusioni nei confronti delle opere rappresentate in forma di concerto, lo abbiamo già detto in passato, diciamo però che nel caso di Ernani si perdono sicuramente lo spiccato carattere dei personaggi e i loro slanci eroici e passionali.

Nel ruolo dell’eroe verdiano il genovese Francesco Meli (protagonista anche del Trovatore) incarna il robusto, sano tenore verdiano di oggi, con la voce controllata nei cantabili ma senza spingere nei momenti più drammatici. Il soprano coreano Vittoria Yeo, interpreta Elvira, comprimaria di lusso in un’opera dove predominano i ruoli maschili. Ha una voce piccola e un curriculum ancora più piccolo, sarebbe stata ottima per il ruolo di confidente. Se abbiamo capito bene è sotto la protezione di Muti. Quando, per una ragione o per l’altra, manca una direzione artistica forte e prestigiosa e si prendono gli spettacoli “chiavi in mano”, possono succedere di queste cose e…. anche di peggio. Luca Salsi ha cantato con precisione il ruolo del futuro imperatore Carlo, voce fluente nei difficili recitativi, timbro ricco e prezioso nelle arie, straordinario nel terzo atto: “Oh, de’ verd’anni miei”; per cui possiamo concludere il giudizio sulla sua prestazione con le sue stesse parole: “e vincitor de’ secoli/il nome mio farò”. La migliore prestazione è stata quella del basso russo Ildar Abdrazakov (sarà Attila nell’aprile 2016 a Monte Carlo!) che ha interpretato il ruolo del vecchio Silva al meglio delle sue straordinarie doti vocali, ma anche dando corpo al demoniaco personaggio con seducente malizia, “adorable et charmant!” come il Mefistofele che sarà protagonista, il prossimo anno, di un annunciato Faust di Gounod.

Ottima, come sempre, la prestazione del Coro dell’Opera di Vienna, straordinaria l’orchestrazione di Muti alla guida della “sua” Orchestra. Il Maestro napoletano ha dato la giusta luminosità alle voci più acute e una calda penombra crepuscolare alle voci medio-gravi, con sottili passaggi intimi nei duetti e nei quattro meravigliosi terzetti e, soprattutto, senza mai eccedere nei roboanti concertati che - l’esuberante spirito verdiano, giovanile come l’Orchestra protagonista della serata - ha consegnato alle future generazioni di musicisti senza precludere loro una giusta mediazione interpretativa.

Domenica 30 agosto giornata conclusiva del Festival con due importanti concerti: al mattino alle ore 11 l’ultimo dei cinque concerti dei Wiener Philharmoniker, questa volta diretti da Semyon Bychkov, che presentavano la Sinfonia n. 3 di Brahms e la Sinfonia n. 2 di Franz Schmidt, autore che non conoscevamo e che abbiamo dovuto approfondire.

Nato a Bratislava nel 1874, Schmidt è considerato un esponente della musica tardo-romantica. Violoncellista famoso (Mahler lo chiamò nella sua orchestra) e apprezzato docente, come compositore conobbe una notorietà crescente, ma circoscritta all’ambito austriaco. Schmidt ebbe la sventura di vedersi affidare dal regime nazista, dopo l’annessione dell’Austria da parte della Germania, il compito di comporre una cantata celebrativa: Resurrezione germanica. L’autore morì l’anno dopo, lasciando il lavoro incompiuto, ma la commissione ricevuta venne considerata, a posteriori, un motivo sufficiente per bollarlo come collaborazionista, contribuendo ulteriormente all’oblio della sua produzione musicale.

Della Sinfonia di Brahms, eseguita per la prima volta a Vienna il 2 Dicembre 1883 con i Wiener, allora diretti da Hans Richter, diciamo soltanto che fa parte dell’argenteria di famiglia dell’orchestra viennese che, secondo noi, la potrebbe eseguire anche senza il direttore.

La sinfonia n. 2 di Schmidt, composta fra il 1911 ed il 1913, si presenta come una grande composizione corale, monumentale, alla Bruckner (che fu suo insegnante) tanto per capirci. Prevede l’utilizzazione di un organico molto numeroso e impone notevoli difficoltà, soprattutto alla sezione degli archi.

Costituita da tre movimenti, quello centrale - consistente in un tema e dieci variazioni, sul tipo delle Variazioni di Haydn e di Brahms - evidenzia l’abilità compositiva di Schmidt che sotto il profilo stilistico, presenta affinità, oltre che con la musica di Bruckner, anche con quella di Mahler e di Strauss.

Al termine, tra un’ovazione e l’altra, è stato eseguito l’Adagio dalle “Enigma Variations” di Elgar.

Alle ore 18 concerto conclusivo del Festival con i Berliner Philharmoniker, diretti da Simon Rattle, che presentavano un programma interessantissimo: Variations on a Theme of Frank Bridge di Benjamin Britten, per soli archi, eseguito per la prima volta al Festival di Salisburgo il 27 agosto 1937 quando Britten, ventiquattrenne e ancora semisconosciuto, dedicò questo suo brano giovanile al più amato dei suoi insegnanti, appunto Frank Bridge. Nella seconda parte è stata eseguita la Sinfonia n. 4 di Dmitri Sciostakovich, composizione coeva a quella di Britten ma poi lasciata decantare, in attesa di tempi migliori, e finalmente eseguita nel 1956 dopo la morte del dittatore georgiano..

Rattle affronta le dieci variazioni che ripropongono, parodiandoli, alcuni generi musicali del passato (Aria Italiana, Bourrée classique, Wiener Waltzer, Fugue), con sagace ironia britannica e con una bellissima sonorità degli archi della sua Orchestra.

Come sappiamo con la Quarta Sinfonia Sostakovic si era proposto di dare una risposta ai suoi detrattori, esaltando quegli aspetti della propria arte che in quell'epoca venivano posti sotto accusa. Sul piano immediato, però, l'intervento accusatorio di Stalin e del regime convinse il musicista che la lotta era vana e senza speranza d'affermazione: di qui l'amara decisione di sconfessare la sua opera, di ammettere le “imperfezioni” attribuitegli e di correre ai ripari. Rattle affronta i tre movimenti della Sinfonia sottolineandone i momenti drammatici ma esaltando particolarmente i momenti ironici: l’intervento del fagotto nel primo movimento e, nel terzo movimento, il tono lugubre e grottesco della marcia; il valzer viennese deformato; le sonorità clownesche dei fiati.

Lo scorso anno, sempre nel concerto conclusivo del Festival, i Berliner eseguirono come bis l’intermezzo dall’opera “Manon Lescaut” che avevano presentato al Festival di Pasqua di Baden. Quest’anno tutti ci aspettavamo una suite del “Rosenkavalier” ma le attese sono state deluse. I musicisti erano stanchi, i ritmi di lavoro anche nel settore culturale si fanno sempre più pressanti. Pensate che l’orchestra è arrivata a Salisburgo, con un charter da Berlino, al mattino intorno alle ore 11, alle ore 16 prova acustica, alle 18 concerto ufficiale, pernottamento e il mattino dopo partenza per Lucerna, un’altra tappa della tournée!!!!!!!!!

Il Festival di Salisburgo 2015, tra alti (pochi) e bassi (molti) si è concluso. Sono già state date alcune anticipazioni sulla prossima edizione. A prima vista si potrebbe ripetere, quello che si dice ironicamente in Italia alla fine di ogni anno: il Festival 2015 è stato peggiore del Festival 2014 ma sarà migliore del Festival 2016!!!!!!!!!

Arrivederci a Savona, arriviamo sabato 5 settembre.

Tanti cari saluti,

Matilde e Fulvio