Associazione Musicale "G. Rossini"
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"G. Rossini"
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"G. Rossini"

28 marzo 2018

Carissimi,

come va? Dell’Orfeo di Torino ci ha informato la Alba. Tutto bene!

Noi siamo a Baden dove fa freddo (è nevicato anche due volte!!!!!) e dove sabato scorso con il Parsifal è iniziato il Festival di Pasqua, l’ultimo dell’era Rattle!

Il prossimo anno ci sarà l’arrivo, a dire il vero “poco trionfale”, del nuovo direttore dei Berliner, Kirill Petrenko. Infatti il programma del Festival di Pasqua 2019 prevede solo due concerti diretti da Petrenko, dei quali metà programma coincide (la “quinta” di Caikovsky), mentre la parte da protagonisti la fanno gli “italiani” con l’Otello di Verdi diretto da Daniele Gatti e la Messa da Requiem, sempre di Verdi, diretta da Riccardo Muti.

Tra l’altro Petrenko a luglio dirigerà Parsifal a Monaco e a dicembre, sempre a Monaco, dirigerà proprio  Otello. Non ci è dato di sapere chi ha fatto queste scelte artistiche secondo noi alquanto discutibili!!!!!

La parte sinfonica vede cinque concerti dei Berliner; tre diretti da Rattle, il primo con Elina Garança, gli altri due con Krystian Zimerman che proporrà lo stesso programma (Sinfonia n. 2 di Bernstein), mentre nella seconda parte Rattle proporrà rispettivamente la Settima e la Terza di Beethoven; gli altri due concerti saranno diretti da Daniel Harding con Gerald Finley e da Ivan Fischer con la giovane e promettente violinista norvegese Vilde Frang. Ci sarà poi la tradizionale “Musikfest” con un concerto, sempre diretto da Rattle, che vede assieme alcuni musicisti dei Berliner con i giovani dell’Orchestra giovanile di Stato (Bundesjugendorchester) che eseguiranno musiche di Vivaldi, Offenbach e “Il principe di legno” di Bartok.

Numerosi sono anche i concerti da camera, raccolti sotto il titolo “Meisterkonzerte”, in programma quasi tutti i giorni alle ore 11 e alle ore 14, che vedono impegnati i musicisti dei Berliner distribuiti in piccole formazioni da camera.

Parsifal  (Cinque ore per l'eternità)

Parsifal:           Cammino appena, -

eppur mi sembra già d’esser lontano.

Gurnemanz:    Tu vedi, figlio mio,

spazio qui diventa il tempo.

Come si sa il tempo è relativo, e questo anche nell'opera. Ci vogliono cinque ore per l'eternità, per la redenzione finale, un lungo e, aggiungiamo noi, noioso pomeriggio . Questo è stato il “Parsifal” di Richard Wagner, ultima opera diretta da Simon Rattle al Festival pasquale di Baden Baden, di cui noi abbiamo visto la prova generale mercoledì 21 marzo.

La regia è stata affidata all’anziano (82 anni) e celebre regista tedesco Dieter Dorn, già allievo della prestigiosa Scuola di recitazione Max Reinhardt di Berlino e, nel corso della lunga e prestigiosa carriera, direttore dei principali teatri tedeschi, austriaci e svizzeri: Amburgo, Monaco, Berlino, Vienna, Basilea.

Meno impegnato nel teatro d’opera si ricordano in modo particolare le due straordinarie regie salisburghesi di: L'Upupa e il trionfo dell'amore figliale di Hans Werner Henze (2003) e Orfeo ed Euridice di Gluck (2010) diretta da Riccardo  Muti. Noi ricordiamo anche una bellissima Pelleas et Melisande di Debussy al Maggio Fiorentino del 1999, una delle ultime opere dirette da Giuseppe Sinopoli.

Dorn e i suoi collaboratori utilizzano il palcoscenico senza quinte, con una scenografia molto semplice: la foresta, la natura, il castello dei Cavalieri del Graal sono dipinti solo come uno schizzo su grandi elementi in legno che si muovono su ruote e vengono continuamente spostate, l'una contro l'altra, girate e incrociate su tutta la profondità del palcoscenico. Come se il rito strettamente cristiano dei Cavalieri del Graal, con il loro re ferito Amfortas e la loro visione del mondo intero, avessero perso il contesto.  Le cornici di legno che nel finale  del dramma sono di fatto dei buchi, sono trasformate in palcoscenico, in piccole e tortuose gallerie di spettatori, che suggeriscono il famoso London Globe Theatre di shakespeariana memoria. I cavalieri del Graal sembrano profughi siriani che premono ai confini dell’Europa, non indossano altro che stracci, grigio pietra, grigio topo, grigio cenere, tratta di una società del destino che non è in grado di rinnovarsi. Le uniche note di colore si trovano nel secondo atto, quello di Klingsor, quello del peccato e della depravazione.

Un paio di idee del team registico sono state secondo noi alquanto discutibili: il ritorno vincitore di Parsifal, il tenore americano Stephen Gould (mt. 1,90 x 130 Kg. circa!) chiuso in una gigantesca armatura che poi, mentre avanza e procede nel racconto, si toglie un pezzo alla volta un po’ come in quella pubblicità televisiva di un prodotto farmaceutico per le articolazioni; la coppa del Sacro Graal contenuta in una specie di mini-bar e la distribuzione del pane con una tavolata da mensa dei poveri!!!!!

Ci è stato riferito che alla “prima” il pubblico ha contestato vivacemente la regia!

Come in precedenza Claudio Abbado anche Simon Rattle sceglie come opera di addio dai Berliner Philharmoniker il Parsifal, ultima opera di Richard Wagner.

Il direttore inglese già dalle prime note traduce il misticismo religioso della partitura in modo sfocato, come se il mondo dei Cavalieri del Graal dovesse uscire da una nebbia musicale che si mischia con la nebbia mattutina che si alza dal lago miracoloso che aspetta Anfortas per il bagno ristoratore. Poi, contrariamente a quanto ascoltato in passato, in particolare nelle due opere italiane (Manon Lescaut e Tosca), Rattle lascia spazio alle voci, non guarda quasi mai i cantanti sul palcoscenico e cura in modo maniacale il suono sovrano e perfettamente equilibrato della sua orchestra esaltando i punti forti della sua direzione; trasparenza, chiarezza ed entusiasmo.

Tra i solisti è molto convincente il tenore americano Stephen Gould (Parsifal), uno dei più importanti tenori wagneriani al suo esordio nel ruolo che aveva già cantato a Vienna ma in concerto. I ns. Soci lo hanno ascoltato a Torino come Erick nell’Olandese volante del 2012.  Ancora più convincente il basso tedesco Franz-Josef Selig un potente e carismatico Gurnemanz. Il mezzosoprano rumeno Ruxandra Donose(era la prima volta che la ascoltavamo), una cantante più abituata a ruoli lirici che a ruoli fortemente drammatici e spinti è stata una Kundry in difficoltà nel registro più acuto e scenicamente troppo poco demoniaca e carismatica. Il basso russo Evgeny Nikitin è stato un impressionante diabolico Klingsor,  mentre Gerald Finley è un Amfortas dall’incedere tormentato come un Re Lear ma vocalmente troppo pallido per un dolore così struggente. Ottima come al solito la prestazione del Philharmonia Chor di Vienna.

Benissimo i tre concerti dei Berliner.

Il primo diretto da Simon Rattle, con Elina Garança che ha eseguito i Sette canti giovanili di Alban Berg e i Tre poemi per voce e orchestra di Ravel, raccolti sotto il titolo di Shéhérazade, mentre la sola orchestra ha eseguito il Don Juan di Strauss e Pétrouchka di Strawinsky. Teatro quasi esaurito e convinti applausi del pubblico trasformatisi in autentiche ovazioni per la mezzosoprano lettone. Il concerto sarà trasmesso da ARTE il giorno di Pasqua alle ore 17.45;

Il secondo diretto da Daniel Harding ha visto, nella prima parte, una selezione di lieder di Schubert eseguiti dal baritono inglese Gerald Finley (Anfortas nell’opera) e nella seconda parte la Alpensinfoniedi Strauss. Programma poco accattivante accolto freddamente dal pubblico composto in gran parte da studenti delle scuole superiori, senza i quali il Teatro sarebbe rimasto per più della metà vuoto!;

Il terzo ancora diretto da Simon Rattle con Krystian Zimerman al pianoforte che ha eseguito la Sinfonia n. 2 (per pianoforte e orchestra) di Leonard Bernstein, detta “The Age of Anxiety” (L'età dell'angoscia) e nella seconda parte la Sinfonia n. 7 di Beethoven. Entrambe queste due ultime esecuzioni sono state salutate da interminabili ovazioni.           

Oggi giornata di riposo, poi domani si riprende con la “Musikfest” e, nei giorni successivi, gli ultimi due concerti dei Berliner e le ultime due repliche del Parsifal che lunedì 2 aprile chiuderà questa sesta edizione del Festival.

Il ns. amico violinista Simone Bernardini si è ammalato dopo il concerto Rattle & Garança ed è a letto con la febbre! Oggi lo andiamo a trovare. Speriamo si riprenda per gli ultimi appuntamenti del Festival.

Tanti cari saluti,

Matilde e Fulvio.