Associazione Musicale "G. Rossini"
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"G. Rossini"
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"G. Rossini"

11 luglio 2017

Carissimi,

la scorsa settimana è stata molto calda (siamo arrivati a 36°!) e ricca di avvenimenti musicali.

Mercoledì 5 luglio siamo andati per la prima volta al Badisches Staats Theater di Karlsruhe, il principale teatro della città. Karlsruhe (300.000 abitanti), terza città del Baden, è molto importante sotto il profilo istituzionale in quanto ospita la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione.

Il Teatro, costruito ex novo nel 1975, è una grande struttura moderna con un immenso foyer disposto su più piani, dove ci sono ben quattro bar e tre sale per gli spettacoli: la Sala grande (1.000 posti) dove vengono rappresentate le opere liriche e gli spettacoli di prosa più importanti; una seconda sala (385 posti) per gli spettacoli di prosa di più ridotte dimensioni sceniche e una piccola sala (128 posti) dedicata alla drammaturgia contemporanea.

In questo Teatro si svolge ogni anno (febbraio/marzo) il Festival Händel.

In città c’è anche una sala da concerti che fa parte della struttura adibita a centro congressi.

Era in programma Adriana Lecouvreur, ultimo lavoro importante del compositore calabrese Francesco Cilea che nel 1902, su impulso dell’editore Sonzogno, musicò la storia della celebre attrice francese ammirata da Voltaire, amata dal conte Maurizio di Sassonia e morta prematuramente (avvelenata, si disse, da una rivale). Il librettista Arturo Colautti, si ispirò alla commedia di Scribe e Legouvé, dove i protagonisti non sono che una pallida eco delle figure reali e l’intrigante e privo di scrupoli Maurice diventa un romantico uomo d’onore. Colautti fu abile nel costruire un testo adatto alle caratteristiche di Cilea: la sua vena lirico-elegiaca, la sua finezza di invenzione melodica, l’eleganza della scrittura orchestrale e il gusto per il divertissement settecentesco. Distinguendosi dalle consuetudini del verismo la partitura si astiene dall’enfasi anche nei momenti più drammatici della vicenda, mentre meno convincente risulta la ripetizione dei temi (“di Adriana”, “della Duclos”, “di Michonnet”, “delle violette” e “dell’amore”), efficaci al loro apparire ma non adeguatamente elaborati per sostenere le numerose riprese cui vengono sottoposti.

L’allestimento dell’opera è stato affidato a Katharina Thoma nel cui curriculum si evidenziano collaborazioni con il Glyndebourne Festival e con il Covent Garden di Londra. La regista tedesca equilibra molto bene l’ambiente contemporaneo in cui viene ambientata la vicenda, con le esigenze sceniche delle rappresentazioni teatrali in programma alla “Comedie Francais” di cui è protagonista Adriana. Su una pedana ruotante si vedono il palcoscenico del teatro con le scene dipinte e gli attori che fingono di recitare “Bajazet” di Racine e, dietro le quinte, gli attori fuori scena, gli addetti allo spettacolo coordinati da Michonnet e gli ammiratori delle attrici: il Principe di Bouillon e l’Abate di Chazeuil. Il secondo atto, anziché ambientarlo nel “nido” della Duclos alla Grange Batelière, viene rappresentato nel Gran Foyer del Teatro, come si fa normalmente oggi dopo le prime rappresentazioni in cui la Direzione del teatro invita gli artisti, le autorità, i giornalisti e i mecenati ad un rinfresco subito dopo la fine dello spettacolo. Il terzo atto mantiene fede al libretto ed è rappresentato in un grande salone con tanti tavolini che circondano una grande pedana sopra la quale Adriana, recitando “Fedra” lancerà l’invettiva contro la Principessa di Bouillon. L’ultimo atto come nella prassi è ambientato in casa di Adriana con la sola variante che lei viene avvelenata annusando la busta di una lettera che crede di Maurizio anziché i “poveri fiori” come da copione.

L’esecuzione musicale, affidata al Maestro italiano Daniele Squeo, “Primo Kapellmeister” dell’Opera di Karlsruhe, ci è parsa di ottima fattura forse con una qualche esagerazione verso le consuetudini del verismo cui quest’opera viene a volte erroneamente ricondotta.

Adriana era il soprano bulgaro Romelia Lichtenstein, una delle “primedonne” del Teatro, specialista nel repertorio italiano mentre Maurizio era il giovane tenore australiano James Edgar Knight, che ci è parso non ancora maturo ad interpretare questo difficile ruolo. La Principessa di Bouillon era Sanja Anastasia, serba, mezzosoprano come si usa dire “dall’ampio registro”, canta molto in Italia: Arena di Verona, Pisa, Livorno, Cremona. Infine il baritono coreano Seung-Gi Jung nel ruolo di Michonnet, voce potente e ben intonata deve lavorare molto sulla recitazione che è stata troppo piatta.

Convinti applausi del pubblico al termine della recita.

Dobbiamo confessare di essere rimasti felicemente stupiti dall’efficienza di questo Teatro e ritorneremo sicuramente il 12 luglio per “L’elisir d’amore” che qui chiamano “Der Liebestrank”!!!!!!!! 

Anche venerdì 7 siamo andati in un “nuovo” teatro, il Freiburg Theater, il principale teatro della città di Friburgo (230.000 abitanti), quarta città del Baden e capitale del Breisgau.

Il Teatro, ristrutturato completamente alla fine degli anni ’90, ha mantenuto esternamente l’aspetto originale mentre l’interno è stato completamente ricostruito. Anche qui abbiamo trovato diversi foyer tutti con servizio bar e tre sale per gli spettacoli: la Sala grande (800 posti circa); una seconda sala (250 posti) e una piccola sala (60 posti).  Anche a Freiburg esiste una sala da concerti che si trova nell’area della stazione ferroviaria.

Ricordiamo che Freiburg è una città molto importante per la musica, in particolare quella sinfonica e barocca; fino allo scorso anno era la sede della SWR Symphony Orchestra, una delle due orchestre della Radiotelevisione del Baden oggi riunificate; è la sede della Freiburger Barockorchester, uno dei più importanti Ensemble barocchi d’Europa (li avevamo ascoltati durante la gita sociale al Festival di Montreux del 2000 ne “Il sogno di Scipione” di Mozart) ed è anche la sede del Balthasar Neumann Chor & Ensemble, un altro importante complesso barocco fondato nel 1991 dal direttore d’orchestra Thomas Hengelbrock, specializzato nelle esecuzioni filologiche.

Al Freiburg Theater  era in programma l’opera Cendrillon di Jules Massenet  andata in scena per la prima volta all’Opéra Comique di Parigi nel 1899. Contrariamente a tutte le versioni precedenti (la più celebre è quella di Rossini), che erano state, in misura maggiore o minore, infedeli al racconto originale, Massenet e il librettista Henri Cain cercarono invece di attenersi rigorosamente alla favola di Perrault. L’argomento fiabesco permise a Massenet di alternare a piacimento situazioni musicali e drammaturgiche diversissime fra loro: tratti caricaturali e farseschi caratterizzano il personaggio di Madame de la Haltière e tutta la corte reale; nonostante una scrittura orchestrale molto raffinata gli espedienti escogitati per definire la dimensione magica della vicenda tendono alla convenzionalità (trilli e gorgheggi abbondano per il ruolo della fata); mentre nel terzo e quarto atto  prende il sopravvento in partitura una tinta malinconica di grande intensità, con le arie affidate alla protagonista e in particolare il tenerissimo duetto di Cenerentola e Pandolfe (“Vieni lasciamo questa città”), pagine di notevole espressività tipiche del grande compositore francese.

La regista Barbara Mundel, che è anche la Direttrice artistica del Teatro, ambienta l’opera nel circo. Anche qui viene utilizzata una pedana girevole che fa vedere, da una parte la tradizionale pista ritonda per le scene di massa, dall’altra un minuscolo teatrino dove si svolgono le scene più intime che la regista ci propone come se si vedessero attraverso il buco di una serratura. Molto ben congegnati i trucchi delle scene comiche d’assieme con nutrita presenza di bambini e giovani adolescenti tra le comparse. Il libretto è stato rispettato alla lettera, senza tagli o strampalate introduzioni e invenzioni registiche, per cui ne è venuto fuori un bello spettacolo adatto sia agli adulti che ai numerosi piccoli spettatori che hanno seguito la vicenda con grande attenzione e divertimento.

Tutte molto giovani le tre voci femminili principali: Judith Gauthier (Cendrillon), mezzosoprano ospite, si dedica molto alla musica da camera e lo si è visto in quanto ha avuto qualche difficoltà, nelle scene d’insieme, ad inserirsi in una compagnia ben amalgamata e collaudata, voce ben impostata sul registro centrale, bravissima nel canto lirico dolce e melodioso. Anat Czarny (Il Principe), “mezzosoprano israeliano” recita il suo curriculum, (secondo noi è un soprano lirico!!!), con una certa esperienza in patria è al debutto in Europa, deve ancora studiare e perfezionarsi anche se si è ben amalgamata nella compagnia stabile di Freiburg. Bravissima la slava Katharina Melnikova (la fata) soprano di coloratura dalla voce acutissima ha giustamente incontrato l’approvazione e gli applausi del pubblico per la sua bravura e dei piccoli spettatori per aver interpretato il ruolo positivo della fata. I due “anziani” erano il mezzosoprano Anja Jung (Madame de la Haltière), molto brava, sia vocalmente che scenicamente, a disegnare il personaggio della matrigna e Juan Oroczo, vecchia gloria del Teatro, gustosissimo e malinconico Pandolfe.

L’ottima Orchestra Filarmonica di Freiburg era condotta dal direttore ospite francese Fabrice Bollon, allievo di Gielen e Harnoncourt, che ha utilizzato in orchestra il liuto e la viola d'amore dando alla partitura di Massenet uno stile antico che ha ben esaltato i momenti più lirici della partitura, mentre nelle scene comiche, in particolare in quelle di massa, ha esaltato la divertente caricatura, la superficialità e il fascino delle buffonerie “alla Offenbach.

Grande successo e tanti applausi da grandi e piccini!!!!!!!

La settimana si è conclusa qui a Baden con un concerto della Chamber Orchestra of Europa con solista e direttore il pianista polacco Piotr Anderszewski che abbiamo ascoltato alla G.O.G. lo scorso mese di gennaio.

All’inizio è stato eseguito il “Divertimento per orchestra d’archi” di Bela Bartok, senza direttore, con la bravissima primo violino in qualità di “Konzertmeister” che, anche grazie alla giovane età dei musicisti, ha dato al brano di Bartok quella serenità e quel gioioso ottimismo che il grande compositore ungherese ha saputo sprigionare in questa partitura, nonostante lui fosse in procinto di partire per l’esilio americano e l’Europa alla vigilia di una immane catastrofe. La prima parte si è conclusa con il Concerto K 503 di Mozart mentre nella seconda parte è stato eseguito, sempre di Mozart, il Concerto K 595, l’ultimo del grande Maestro salisburghese composto nell’anno della morte. Anderszewski ha affrontato, ben coadiuvato dalla giovane orchestra, il K 503 con la brillantezza, i colori e la galanteria tipici dei concerti “viennesi” e nel K 595 ha saputo trasmettere quell’ombra di mestizia e di malinconia di cui è pervasa la partitura, ben bilanciata da un entusiasmo tipicamente giovanile e da una gioiosa serenità.    

Infine domenica 9 luglio era in programma l’esecuzione in forma di concerto dell’opera La clemenza di Tito di Mozart, già eseguita giovedì 6 nella serata inaugurale del Sommerfestspiele.

Protagonista nel ruolo del titolo il tenore messicano Rolando Villazon, pupillo di Placido Domingo, esordì in Italia al Teatro Carlo Felice nella Manon di Massenet (era nel secondo cast, noi come Associazione Rossini ascoltammo il primo cast con Marcelo Alvarez). Dopo aver iniziato la carriera come tenore romantico (ricordiamo il clamoroso successo come Alfredo nella ormai mitica Traviata di Salisburgo 2005), negli anni successivi è stato costretto ad una difficile operazione alle corde vocali che gli ha fatto perdere quel “timbro nobile e riccamente colorato” e soprattutto “la bellezza, l'espressività del fraseggio e la dizione passionale” che facevano di lui l’erede naturale del grande Josè Carreras. Dopo l’operazione ha spesso privilegiato ai ruoli romantici quelli del repertorio barocco: Tamerlano, Lucio Silla, il Re pastore e adesso Tito.

La sua prestazione è stata decisamente deludente, ha retto soltanto nei recitativi, per il resto lo abbiamo visto fisicamente sottotono, molto dimagrito, con un timbro grave, gutturale, nei concertati è stato sistematicamente “coperto” dal coro e dagli altri solisti. Secondo il ns. modestissimo parere non ce la fa più!!!!!!!!!!

Il resto della compagnia di canto era di livello assoluto; “prima donna” Joyce Di Donato nel ruolo “en-travesti” di Sesto; Vitellia era Marina Rebeka; Regula Mühlemann, Tara Erraught e Adam Plachetka erano rispettivamente Servilia, Annio e Publio; la Chamber Orchestra of Europa e il RIAS Kammerchor di Berlino erano diretti da Yannick Nézet-Séguin.

Straordinaria la prestazione del mezzosoprano americano, un grande boato ha accolto la conclusione delle due arie di rito, tutti applaudivano; il pubblico, i coristi, gli orchestrali, il direttore, un autentico piacere poterla ascoltare.

Grandissima anche la prestazione del soprano lettone Marina Rebeka; che, nell’aria del primo atto, ha saputo magnificamente passare dalla delicata morbidezza lirica della prima parte alla virtuosistica agilità del vivace conclusivo. Ancora più convincente ed espressiva nell’aria del secondo atto dove, dal clima quasi liederistico della prima parte è passata alla intensa articolazione vocale del “rondò” finale contrappuntando magnificamente con il timbro scuro del corno di bassetto obbligato.

Regula Mühlemann, giovanissimo soprano svizzero, è stata una dolcissima Servilia, Tara Erraught (di cui vi abbiamo parlato a maggio a proposito de “La cenerentola” di Monaco), è stata un Annio dal piglio deciso e dalla voce grave e potente, mentre il baritono ceko Adam Plachetka che, tanto per capirci, a settembre sarà Figaro all’Opera di Vienna, è stato un Publio di lusso.

Straordinaria come sempre la prestazione del RIAS Kammerchor di Berlino che abbiamo più volte ascoltato nei concerti del Lingotto, ottima la Chamber Orchestra of Europa con una menzione particolare per il musicista che ha accompagnato sia Sesto con il clarinetto, sia Vitellia con il corno di bassetto.

Il direttore canadese Yannick Nézet-Séguin (lo ricordiamo con immenso piacere quando a Salisburgo, agli esordi della carriera, ci donò un magnifico “Roméo et Juliette” di Gounod con Villazon e Nino Machaidze), ha interpretato in modo molto intenso la partitura mozartiana; nonostante l’esecuzione in forma di concerto ha curato particolarmente i recitativi che ha eseguito quasi integralmente, ha ben concertato il coro e i cantanti negli “assieme”; ha condotto l’orchestra in modo brillante. Un Mozart come piace a noi!!!!!!!

Arrivederci alla prossima settimana. Speriamo di farcela perché il programma del fine settimana a Wildbad è molto intenso!!!!!!!!!!!

Tanti cari saluti, 

Matilde e Fulvio.