Associazione Musicale "G. Rossini"
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Baden Baden – 16 marzo 2017

Carissimi, rieccoci qui!

Scusate il ritardo ma siamo stati ammalati e a Piding non c’era internet.

Ora siamo a Baden Baden dove è in pieno svolgimento il Festival di Pasqua 2017 con i Berliner Philharmoniker.

Prima siamo stati appunto a Piding, vicino a Salisburgo e a 130 km da Monaco di Baviera.

Da li siamo andati due volte a Monaco di Baviera per l’opera “Andrea Chenier” e per  un concerto dell’Orchestra della Radiotelevisione Bavarese diretta da Cristian Macelanu (che sostituiva Mariss Jansons influenzato, con grande disappunto della Matilde!!!). Sono state eseguite le Sinfonie n. 1 di Prokof’ev e di Sostakovich e il concerto K 482 con al pianoforte Emanuel Ax.

A Salisburgo abbiamo ascoltato un concerto da camera di un trio classico formato da Andrej Bielow (ukraino, solista affermato e primo violino del Quartetto Szymanowski); Adrian Brendel (violoncellista, figlio del celebre pianista) e Kit Armstrong (pianista venticinquenne, americano di origine asiatica, che ha già suonato come solista in importanti orchestre). In programma musiche di Haydn, Mozart e Schumann.

A Salisburgo, inoltre era in programma il tradizionale Festival di Pasqua, giunto quest’anno alla sua cinquantesima edizione, dedicato al suo fondatore Herbert von Karajan.

Andrea Chenier, un verismo particolareggiato! 

Andrea Chenier non era mai stato rappresentato al Teatro dell’Opera di Monaco di Baviera. Quindi nel marzo di quest’anno, esattamente dopo 121 anni dalla prima scaligera, ha debuttato in questo importante teatro europeo.

La regia è stata affidata a Philipp Stölzl di cui in precedenza avevamo visto (Salisburgo 2007), un visionario e futurista  “Benvenuto Cellini”. Tra l’altro Stölzl sarà il regista di “Tosca”, opera in cartellone nel prossimo Festival di Pasqua, che vedrà tra gli artisti impegnati il ns. Matteo Peirone, inevitabilmente nel ruolo del sagrestano.

Philipp Stölzl ha messo in scena il dramma come fosse una grande vetrina, ha diviso il palco in numerose camere strutturate sia in senso orizzontale che in senso verticale. Nel primo atto, divide coerentemente lo spazio scenico tra un mondo superiore, dove i nobili conducono una vita spensierata e un mondo inferiore dove i servi devono guadagnarsi un'esistenza miserabile. Negli altri tre atti, dopo la presa della Bastiglia, vediamo nei piani superiori uffici per alti funzionari, sala di reclutamento, studio medico per abilitare i volontari, un bordello, ecc., mentre nei sotterranei vediamo soldati feriti che vengono curati,  nobili, traditori e criminali dietro le sbarre.

In scena non accade mai tutto in una volta e, ad esempio, nel momento in cui Gérard spinge brutalmente Maddalena per piegarla alla sua volontà, tutto intorno gli impiegati occupano i propri uffici; mentre nella camera infuria una tempesta di emozioni, tutto intorno la vita precede regolarmente. E questo avviene, salvo rare eccezioni come nella scena del processo, per tutto il corso dell’opera.

Noi non siamo pregiudizialmente contrari a queste scelte, lo avevamo già detto commentando “Le nozze di Figaro” di Salisburgo 2015 dove l’impostazione scenico-registica era simile, ma in questo allestimento si è esagerato. Nel finale, quando i due protagonisti cantano il romantico e commovente “La nostra morte è il trionfo dell’amore”, in un’altra parte della scena si vede la ghigliottina con tutt’intorno il popolo in attesa dell'esecuzione; gruppi di sbandieratori, Guardie Rivoluzionarie e popolo festante che distraggono gli spettatori dal bellissimo duetto, pieno di disperazione, amore e paura della imminente morte.

Naturalmente non è mancato il solito gesto volgare. Prima dell’inizio dell’opera è entrato in scena il sanculotto Mathieu; vestito da militare, avvolto nella bandiera francese, con un trucco che sembrava il Joker di Batman. Con incedere barcollante da ubriaco e cantando la “Marsigliese” si è portato al centro della scena dove ha “mollato” un gigantesco sputo per terra in contemporanea con il primo accordo dell’opera!!!!!!! 

Protagonista indiscusso della serata è stato il baritono italiano Luca Salsi che con una potenza vocale impressionante e una precisione magistrale ha saputo dare a Gérard l'intera gamma delle sfumature che la parte richiede: l'ossessione, l'entusiasmo, la rabbia, la gelosia, la rivalità, l'odio e la cruda passione. Interminabili gli applausi al termine di “Nemico della Patria…”.

Anja Harteros, molto attesa per il debutto a Salisburgo nel ruolo di Sieglinde, è stata una Maddalena a volte sognante, a volte disperata ma sempre con la massima intensità e forza vocale in particolare nelle note acute. Di straordinaria intensità, sia vocale che drammatica, la sua grande aria “La mamma morta”, anche questa sancita da un lungo applauso finale.

Jonas Kaufmann ritornava a Monaco dopo i sei mesi di forzato riposo impostogli dai sanitari (lo abbiamo sempre detto che canta troppo). Lo avevamo ascoltato nella sua ultima esibizione come Stolzing nei Maestri cantori wagneriani (era il 31 luglio 2016) e ci eravamo accorti delle difficoltà riscontrate nel registro acuto e nella sua bella colorazione tenorile.

Di conseguenza c’era grande attesa tra il pubblico per questo ritorno che però non ha soddisfatto pienamente anche se al termine è stato applaudito e omaggiato con lanci di mazzi di fiori.

Nell’aria di sortita: “Un di all’azzurro spazio” il suono tenorile si è rivelato fragile e mancava anche un po’ di volume. Nell’aria del quarto atto: “Come un bel dì di maggio”, ha convinto la sua dolcezza lirica ma mancava di colore e di fuoco. Una lieve ma evidente incertezza lo ha colto nella scena del processo. Un ritorno dunque che possiamo definire positivo ma lontano dalla sua vecchia forma.

Tra i comprimari vanno segnalate due vecchie glorie della lirica: Rosalind Plowright nel ruolo della contessa e Elena Zilio nel ruolo di Madelon. Vocalmente e scenicamente interessante l’Incredibile del tenore Kevin Conners.

La direzione musicale era affidata a Omer Meir Wellber, già assistente di Barenboim a Berlino e a Milano, che avevamo già ascoltato lo scorso anno nel “Mefistofele”. Il giovane direttore israeliano ha dato una interpretazione fortemente verista alla partitura di Giordano utilizzando l’intero potenziale della straordinaria orchestra bavarese che ha particolarmente esaltato nei momenti di maggiore drammaticità con un piglio quasi aggressivo. 

Al termine circa 15 minuti di applausi. Noi abbiamo assistito all’ultima rappresentazione ma dei ns. amici che hanno visto la “prima” ci hanno detto che nella passerella finale il regista è stato “coperto” da interminabili fischi e buhhhhhhh…..

La Walkiria del 1967.

 Il tradizionale Festival di Pasqua di Salisburgo è stato inaugurato dall’opera “Die Walküre”, che inaugurò anche la prima edizione del Festival nel 1967, della quale è stata appositamente ricostruita la stessa scenografia.

La riproposta del capolavoro wagneriano si è rivelata debole proprio nel punto in cui avrebbe dovuto rappresentare il motivo più stuzzicante per venire a vedere l’opera, ovvero la ricostruzione dell’impianto scenografico di allora.

Nel 1967 Herbert von Karajan fondando il Festival di Pasqua con la partecipazione dei Berliner Philharmoniker scelse come opera inaugurale “La Walkiria”, di cui fu direttore d’orchestra e regista, incaricando delle scenografie Gunther Schneider-Siemssen, il grande Maestro tedesco di cui Karajan diceva: “i suoi disegni fanno vedere la musica”.

Le scene in effetti riprendevano fedelmente quelle del ’67, comprese le bellissime proiezioni sul gigantesco fondale compresi gli alberi genealogici e i simboli tratti dalla mitologia nordica.

Noi non possiamo entrare nel merito della questione  ma tra gli anziani che avevano visto l’opera nel 1967, già nel primo intervallo della prova generale a cui noi abbiamo assistito, si è sentito dire che 50 anni fa tutto era molto più scuro, mistico e misterioso!!!!!!

La regia invece era nuova (pare che Karajan non lasciasse appunti quando curava le regie delle opere da lui dirette), affidata alla bulgara (ma tedesca di adozione) Vera Nemirova (di lei avevamo visto in passato una brutta Lulu a Salisburgo 2010), priva di idee significative e che tende a estremizzare i conflitti tra i personaggi con bruschi movimenti e pericolose colluttazioni. Nella prova generale la Harteros è finita prima fuori dalla pedana spintavi da Hunding e poi, nel duetto con Siegmund del secondo atto, si è fatta male ad una gamba e, davanti ad un Thielemann visibilmente perplesso che ha momentaneamente interrotto la recita, si è messa a camminare claudicante per il palcoscenico. Poco dopo la Walkiria Brünnhilde cadeva scendendo uno dei numerosi scalini ma per fortuna si è subito rialzata e l’opera è proseguita senza interruzione!!!!!!!

Decisamente di altissimo livello l’interpretazione musicale e la prova dei diversi solisti impegnati.

Christian Thielemann da alla partitura wagneriana una interpretazione decisamente romantica, mantenendo una nitida brillantezza del suono e cercando sempre sfumature dinamiche e cromatiche molto soffuse. I suoi “pianissimo” sono impressionanti; le pause creano momenti di trepidante attesa, un “pathos sospeso”; i momenti più drammatici sottolineati da un incedere orchestrale ora più agitato, ora estremamente lento come il magnifico addio di Wotan a Brünnhilde. L'orchestra è precisa, timbricamente perfetta, le prime parti (abbiamo avuto poi occasione di ascoltarle nell’ottetto di Schubert) di assoluto livello.

Peter Seiffert (che avevamo già ascoltato nello stesso ruolo l’estate scorsa a Baden), nonostante la lunga carriera è un Siegmund dal suono tenorile ancora fresco, eroico e capace di belle linee melodiche.

Anja Harteros, al suo debutto in un ruolo del Ring wagneriano, è una Sieglinde credibile, dolce e amorevole ma anche risoluta, voce lirica straordinariamente bella, con escursioni nel registro più acuto nei momenti altamente drammatici, quasi a dimostrare che i ruoli wagneriani potranno in futuro entrare stabilmente nel suo repertorio.

Vitalij Kowaljow, che ascolteremo prossimamente a Torino come Banquo; canta Wotan con voce sicura e potente in tutte le sfumature di basso fino al finale coinvolgente e toccante.

Anja Kampe è una Brünnhilde straordinaria, il suo urlo iniziale: “Hojotoho! Heiaha!” cattura immediatamente lo spettatore. I commenti del secondo intervallo sono tutti di grande apprezzamento per la sua interpretazione. E’ giovane e si preannuncia per lei una straordinaria carriera. Ha ottenuto il maggior numero di applausi nella passerella finale.

Georg Zeppenfeld è un ottimo Hunding che potrebbe tranquillamente alternarsi, o all’occorrenza sostituire, l’altro basso nel ruolo di Wotan. Infine Christa Mayer è una Fricka dalla voce scura, solida ma un po’ sacrificata da una scelta registica che la penalizza.

Grande successo tra l’affezionatissimo pubblico della prova generale con passerella finale tra ovazioni e lancio di fiori e il solito siparietto di Thielemann che, accompagnato al centro della scena dalla protagonista, si precipita versa la buca per il giusto tributo all’orchestra, buca che però era ormai vuota in quanto gli orchestrali stanchi se ne erano già andati via!!!!!!!!!  

Per festeggiare la cinquantesima edizione, la direzione artistica del Festival quest’anno ha ampliato il numero dei concerti in programma e oltre ai tradizionali tre concerti della Sächsische Staatskapelle di Dresda diretti rispettivamente da Christian Thielemann (con Daniil Trifonov al piano), in programma K 467 e 4^ di Bruckner, Franz Welser-Mӧst, 9^ di Mahler e Myung-Whun Chung, Requim di Fauré e Sinfonia n. 3 di Saint-Saens; sono stati aggiunti altri due concerti tenuti dalle due orchestre più prestigiose: i Wiener Philharmoniker diretti da Thielemann (9^ di Beethoven) e i Berliner Philharmoniker diretti da Simon Rattle (6^ di Mahler). E’ stata inoltre programmata la messa in scena dell’azione “invisibile” di Salvatore Sciarrino Lohengrin e un concerto da camera delle prime parti dell’Orchestra di Dresda con l’esecuzione dell’ottetto di Schubert (lo avevamo fatto anche noi a Valleggia) e il quintetto con pianoforte di Dvorak con la partecipazione di Leyla Zilbenstein.

Se vogliamo fare una classifica poniamo sicuramente al primo posto la 6^ di Mahler con i Berliner, a seguire sempre Mahler con la 9^ di Welser-Mӧst, poi, a pari merito, la serata francese di Chung e il concerto di Thielemann. All’ultimo posto la 9^ di Beethoven, programmata alle ore 17 di un lunedì, con i Wiener in evidente gita aziendale fuori Vienna, stecca del corno rimbrottato gestualmente da un Thielemann evidentemente contrariato e un ottimo cast vocale preso interamente da “La Walkiria” (Harteros, Mayer, Seiffert e Zeppenfeld) con il basso Georg Zeppenfel a primeggiare su tutti gli altri.

Qui a BadeN abbiamo già assistito a due concerti dei Berliner, comprese le prove del mattino. Nel primo, con Lisa Bathiashvili al violino e Simon Rattle direttore, sono stati eseguiti il concerto di Dvorak, alcune delle Danze slave, sempre di Dvorak e il Concerto per orchestra di Bartok. Nel secondo, con Pinkas Zukerman al violino, il concerto di Edvar Elgar e la sinfonia n. 5 di Caikowsky. Ovazioni e grande successo per tutti.

Lunedì con Tosca si concluderà il Festival. Noi andremo appunto all’ultima recita di cui vi parleremo direttamente al ns. rientro in Italia.

Tanti saluti e arrivederci a Giovedì 20 Aprile per la ns. Stagione concertistica e a Domenica sul pullman per Torino.

 Matilde e Fulvio.