Associazione Musicale "G. Rossini"
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Baden Baden  -  10 luglio 2016

Carissimi, rieccoci qui.

Questo pomeriggio con la seconda recita di La Walkiria si conclude il Sommerfestspiel.

Domani mattina partiamo alla volta di Bad Wildbad, località termale della Foresta Nera (80 Km. a ovest di Stoccarda) dove nel 1856 Gioacchino Rossini trascorse un periodo di riposo e dove si svolge, dal 1989, il Festival Musicale “Rossini in Wildbad – Belcanto Opera Festival” a cui partecipiamo per la prima volta.

Sono in programma tre opere di Rossini (Demetrio e Polibio,Sigismondo e Le comte Ory); una di Vincenzo Bellini, Bianca e Fernando o, se vogliamo assecondare la censura dell’epoca, Bianca e Gernando (opera che inaugurò il Teatro Carlo Felice di Genova nel lontano 7 aprile 1828) e infine un’opera, Il conte di Marsico dello sconosciuto Giuseppe Balducci (1796–1845).

Ma di queste opere vi parleremo la prossima settimana dopo averle viste e ascoltate.

Prima di arrivare a Bad Wildbad siamo stati a Mainz (Magonza) dove abbiamo assistito ad un’opera rarissima: Veremonda, l'amazzone d’Aragona di Francesco Cavalli.

Sono ormai vari decenni che a Francesco Cavalli viene pienamente riconosciuto il posto che gli spetta nella storia della musica, ossia quello di geniale innovatore la cui influenza non fu minore di quella di Monteverdi.  In comune con il Cremonese aveva le origini lombarde: nacque infatti a Crema nel 1602 con il nome di Pietro Francesco Caletti Bruni, che cambiò in età adulta in quello di Cavalli assumendo il cognome dell’aristocratico veneziano suo primo patrono, grazie al quale poté quattordicenne trasferirsi a Venezia per far parte del coro della Basilica di San Marco, prima tappa di una carriera musicale prolifica, gloriosa e lunga, se si considera che morì nel 1676, cessando di comporre opere solo tre anni prima della morte.  Nel 1639 mise in scena la sua prima opera, Le nozze di Teti e Peleo, al Teatro di San Cassiano in Venezia, il primo teatro pubblico del mondo.  Scrisse circa quarantatré opere di cui sedici sono andate perdute.  Durante la sua vita godette di immensa popolarità, codificando, per lo più insieme al librettista Giovanni Faustini, l’opera veneziana, che portò in giro per l’Italia e persino a Parigi, dove fu chiamato nel 1662 per comporre Ercole amante, con la musica per i balletti di Jean-Baptiste Lully.  Dopo la sua morte le sue opere svanirono piuttosto rapidamente dai palcoscenici per riemergere soltanto nel 1952 quando, in occasione del 350° anniversario della sua nascita, al Maggio Musicale Fiorentino andò in scene Didone.

Veremonda, l'amazzone d’Aragona fu composta nel 1652 su un libretto di Giulio Strozzi che adattò testi precedenti di Andrea Cicognini (Il Celio e Don Gastone Moncada) e fu l’unica opera di Cavalli ad esser eseguita in prima assoluta a Napoli, nel dicembre di quello stesso anno, al Nuovo Teatro del Palazzo Reale.  Alcune fonti comunque citano Venezia come sede della prima rappresentazione, probabilmente confondendo la prima esecuzione nella città lacunare del 1653.

Ambientata a Gibilterra durante una non meglio storicamente identificata riconquista spagnola dell’ultima fortezza ancora in mano ai saraceni, Veremonda è in realtà un’opera politicamente opportunista in quanto celebratrice della definitiva sconfitta dell’indipendentismo catalano ad opera di Madrid. 

Come ogni opera barocca che si rispetti, anche Veremonda presenta una trama arzigogolata e ricca di personaggi di cui vi forniamo una breve sintesi.

Nel Prologo, il Crepuscolo esorta il pubblico a godere i divertimenti serali, mentre il sole al tramonto avverte le signore che anche il loro splendore prima o poi è destinato a svanire.

Alfonso, re d'Aragona, per cacciare i Mori dal regno di Granada, assedia la città di Calpe (Gibilterra), la cui difesa è presidiata dalla regina moresca Zelemina. La Regina Veremonda è perplessa per il ritardo continuo dell'assalto alla fortezza nemica. Il motivo, a lei sconosciuto, è che Delio, comandante delle truppe aragonesi, bello e pieno di fantasia giovanile, ha una storia d'amore segreta con la regina moresca che va a trovare tutte le notti facendo credere ai Mori di essere una spia venuta a rivelare i segreti del nemico. Veremonda scopre l'inganno, raccoglie intorno a se le dame di corte invitandole a unirsi a lei nell’esercito delle amazzoni. Dopo una intricata successione di avvenimenti la fortezza moresca viene conquistata e la sconfitta Zelemina, colpita da una ispirazione divina, rinnega Maometto e, convertendosi al cristianesimo, sposa l’amato Delio.

Veremonda, Amazzone tra Kalashnikov e waterboarding.

La prima ripresa dell’opera in epoca moderna è avvenuta il 23 maggio 2015 a Charleston nell’ambito del Festival Spoleto USA. Il direttore e musicologo Aaron Carpenè ha preparato l’esecuzione utilizzando il manoscritto della partitura conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia. La messa in scena è stata del regista italiano Stefano Vizioli e le scene e i costumi di Ugo Nespolo.

Noi abbiamo visto un nuovo allestimento dell’opera basato sull’edizione critica della partitura curata da Gabriel Garrido (direttore argentino specializzato nel repertorio barocco italiano) che, insieme ad Andrés Locatelli, ha anche curato la concertazione e la direzione d’orchestra. La prima rappresentazione si è tenuta il 29 Aprile 2016 al Festival di Schwetzingen in una coproduzione con lo Staatstheater Meinz.  

Già dalle prime note si comprende perfettamente il motivo della straordinaria carriera di Francesco Cavalli e la gloria che raggiunsero le sue opere trionfalmente messe in scena alla metà del ‘600. Da sottolineare con particolare attenzione le numerose ed elaborate sinfonie, i due ballabili, i recitativi accurati e molte volte divertenti, così come le bellissime arie, due in particolare di Delio e di Veremonda e il duetto sempre tra i due protagonisti che, secondo il ns. modestissimo parere, nulla hanno da invidiare a quelle “melodie lunghe, lunghe, lunghe” di belliniana memoria.

Anche il gioco auto-ironico del testo (per quello che siamo riusciti a capire) è molto interessante, e sorprende anche la contemporaneità del soggetto; il conflitto tra arabi e spagnoli, l'Islam e il Cristianesimo, tragedia e commedia, uomini e donne, il tutto ambientato durante la Riconquista spagnola anche se con un occhio rivolto alle celebrazioni della sconfitta dell’indipendentismo catalano. 

Una nota di demerito va all’organizzazione che non ha fornito al pubblico il testo originale del libretto dell’opera con la ovvia traduzione “a fronte” in tedesco ma solamente il testo in lingua tedesca.

La regista Amélie Niermeyer, tedesca di Bonn (con una ventennale esperienza di assistente regista all’opera di Monaco di Baviera), ha ambientato la storia all’interno di una moderna fortezza presidiata fin dalle prime scene da agguerrite e barbute amazzoni che sembrano tante Conchita Wurst alias Thomas Neuwirth (Upper Austria). Dentro la fortezza si sviluppa tutta la vicenda che abbiamo sopra narrato, ricca di sospensioni liriche e melodiche, di intermezzi comici, di momenti ironici, come la distribuzione dei Kalashnikov alle amazzoni, ma anche di concitate azioni di guerra e di tortura dei prigionieri con la pratica del waterboarding.

Diciamo che si poteva fare di meglio ma nel complesso la regia non ha distolto il pubblico dalla bellissima partitura di Cavalli.

Come abbiamo già detto in precedenza l’allestimento dell’opera si è basato sull’edizione critica della partitura curata da Gabriel Garrido, molto piacevole ma forse troppo lunga oltretutto penalizzata dalla suddivisione dei tra atti in due parti non omogenee tra loro: troppo lunga ma intensa e bella la prima parte, molto più breve ma povera di accenti musicali la seconda.

La direzione è stata curata dallo stesso Garrido che si è alternato, alla guida dell’ottimo complesso barocco “Concerto Köln”, con Andrés Locatelli che ha curato la preparazione della giovane e ottima compagnia di canto dalla perfetta dizione della nostra lingua.  Vanno sicuramente ricordati Dorin Rahardja (Veremonda), soprano energico e dagli acuti scintillanti; il Delio, amante dolce, melodico e appassionato del controtenore Lawrence Zazzo; Alexandra Samouilidou, chiara, fine e convincente Zelemina; il baritono Jahannes Mayer, rude e potente Zeriffo e la spigliata e gustosa Vespina di Geneviève King.

Al termine applausi convinti da parte del numeroso pubblico presente.

Chiudiamo con una nota giornalistica: l’opera è iniziata con circa 20 minuti di ritardo per il ritardato arrivo di uno dei flautisti del complesso orchestrale!!!!!!!

Dal 7 al 10 luglio ci siamo fermati quattro giorni a Baden Baden per il Sommerfestspiel dove erano in programma tre autentici avvenimenti musicali che non commentiamo dettagliatamente, per il poco tempo a disposizione, ma di cui vi forniamo i nomi degli artisti impegnati che possono essere considerati, già di per se, un eloquente commento.

Tutte le serate hanno visto come protagonista assoluta l’Orchestra del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo con il suo direttore principale Valery Gergiev che ci ha donato un Wagner meravigliosamente lirico, soffuso, cameristico, con uno straordinario impasto di colori.

Ne La Walkiria di Richard Wagner, eseguita in forma di concerto, hanno cantato: Evelyn Herlitzius (Brünnhilde), soprano ancora giovane ma dalla voce già compromessa dai ripetuti ruoli wagneriani e straussiani più volte ricoperti (preferiamo ricordare la sua magistrale interpretazione de “la tintora” nell’opera La donna senz’ombra di Salisburgo 2011);  René Pape un Wotan intimo, melodioso, straordinario nel lungo monologo del secondo atto, padre affettuoso nel duetto finale con Brünnhilde; Eva-Maria Westbroek una Sieglinde drammaticamente vivace, soprano ricco di espressione lirica e dagli acuti stratosferici; Stuart Skelton (che ha sostituito all’ultimissimo minuto l’indisposto Jonas Kaufmann), un Siegmund dalla voce vigorosa, straordinario nel registro medio ma, come già detto a Pasqua per il Tristano, con qualche problemino negli acuti; Ekaterina Gubanova (Fricka), mezzosoprano impeccabile, voce chiara, potente e articolata;  chiudeva il cast di solisti Mikhail Petrenko un Hunding di lusso. Una particolare menzione merita lo straordinario ottetto delle Walkirie del Teatro Mariinsky che non avrebbero certamente sfigurato se chiamate a ricoprire i tre ruoli femminili principali.

I due concerti hanno visto impegnati: Pinchas Zukerman, che ha eseguito il concerto in re maggiore op. 61 di Beethoven (forse un po’ troppo lento); Nelson Freire che ha eseguito il concerto per pianoforte n. 2 di Brahms (magistrale, con bis “Gluck Melody”) e in chiusura la sinfonia n. 5 di Beethoven, applaudita intensamente dal pubblico che è stato omaggiato con un bis altrettanto eccezionale: il Preludio all’atto terzo del Lohengrin.

La sera successiva “Tutto Brahms”: Hélène Grimaud ha eseguito il concerto per pianoforte n. 1 in re minore (interpretazione forse un po’ troppo fredda e distaccata); Nikolaj Znaider il concerto per violino in re maggiore (concentratissimo e bravissimo ha concesso come bis una “Sarabanda” di Bach) e infine la Sinfonia n.1 ha chiuso il concerto che iniziato alle ore 19 si è concluso alle 22,10, un’autentica maratona musicale!!!!!! 

Infine una nota giornalistica: al termine de “La Walkiria”, all’uscita dal teatro, abbiamo ascoltato un grande strombazzare di claxon, per cui siamo andati a dormire convinti che la Germania avesse battuto la Francia e si fosse qualificata per la finalissima. Invece il giorno seguente abbiamo appreso dalla stampa locale che la Francia aveva vinto 2 – 0 e che il corteo di auto proveniva dalla vicina Francia che dista da Baden solo 20 Km. appena attraversato il Reno!!!!!!!!!

Tanti saluti e a risentirci da Arget (München).

Matilde e Fulvio.