Associazione Musicale "G. Rossini"
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burgo 11 aprile 2016

Carissimi,

questa settimana siamo di passaggio a Salisburgo per salutare gli amici. Il contenzioso con la Polizia si è concluso all’inizio di marzo, non alla maniera asburgica ma “Alla Napoli” come dicono qui, nel senso che hanno fatto in modo che l’importo della sanzione definitiva coincidesse con la cauzione di 250 € che avevamo già pagato l’estate scorsa e….. “scurdámmoce 'o ppassato….”!!!!!!!!!!!

Del resto, prima con gli Asburgo di Spagna e poi con gli Asburgo d’Austria, hanno dominato per lunghi anni Napoli e certe furbizie della città partenopea gli sono certamente rimaste!!!!!!!

La scorsa settimana, per ragioni di spazio, non abbiamo approfondito il fatto che, sia nell’opera Turandot che nel Lohengrin, erano impegnate le voci bianche del Tölzer Knabenchor.

Questo coro di ragazzi, originario della città di Bad Tӧlz che dista 20 Km da Arget, dove eravamo alloggiati noi, è conosciuto in tutto il mondo ed è stato fondato nel 1956. Il coro completo consta di circa 200 ragazzi selezionati con test attitudinali ed è diviso in quattro gruppi in base alla bravura e all’esperienza.

Il coro e i suoi cantanti solisti partecipano annualmente a circa 250 concerti e rappresentazioni operistiche e nei suoi sessant’anni di attività hanno intrapreso tournée in tutto il mondo esibendosi con le più importanti orchestre e con i più celebri direttori. Sono leggendarie le interpretazioni dei “tre ragazzi” (che accompagnano Tamino) ne Il flauto magico in più di 2000 rappresentazioni.

La seconda settimana è iniziata con un altro concerto dell’Orchestra Filarmonica di Monaco, sempre diretta da Valery Gergiev. Il programma prevedeva, nella prima parte, nuovamente la sinfonia n. 1 di Sergej Prokof’ev, seguita dal concerto per violino e orchestra n. 1 op. 35 di Karol Szymanowsky (violino solista Janine Jansen, già ascoltata al Festival di Baden Baden nel concerto di Bruch). Nella seconda parte sono state eseguite le Danze sinfoniche di Sergej Rachmaninov.

Della prima sinfonia di Prokof’ev vi abbiamo già detto nella precedente mail.

Considerato il primo concerto per violino moderno, il primo ad abbandonare la tradizione del XIX secolo e il sistema maggiore-minore per abbracciare un nuovo suono, un nuovo linguaggio coloristico e una nuova espressività, il concerto n. 1 di Szymanowsky è stato probabilmente ispirato da una poesia polacca Noc Majowa (La notte di maggio). Nonostante la presenza nell’organico orchestrale, oltre che ad un numero considerevole di archi e di legni, anche quattro corni, tre trombe, tre tromboni, tuba e numerose percussioni, la direzione di Gergiev è riuscita a ben equilibrare il suono dell’orchestra dando spazio e “facendo ascoltare” il violino solista dove la violinista olandese,  ha fatto emergere quelle immagini sonore magiche, colorate e insolite che il compositore polacco aveva voluto trasmettere con questo innovativo lavoro. 

Nelle “Danze sinfoniche” l’Orchestra bavarese ha dimostrato grande compattezza all’interno delle diverse sezioni, grande affiatamento, e una sonorità ricca di sfumature, tutte qualità ben esaltate dal direttore e che hanno contribuito all’ottima riuscita del concerto accolto al termine con i meritati applausi del pubblico.

Giovedì 8 siamo andati “in trasferta” a Norinberga dove abbiamo visitato il Museo Nazionale Tedesco che ospita una straordinaria sezione dedicata agli strumenti musicali.

Al Teatro dell’Opera era in programma Da una casa di morti, l’ultima opera di Leos Janacek di cui si è più volte accennato,  nel gennaio scorso, in occasione della presentazione de “La piccola volpe astuta”. Di quest’opera abbiamo un bellissimo ricordo quando, nel 2010 alla Scala, la vedemmo per la prima volta nell’ineguagliabile allestimento di Aix-en-Provence curato da Patrice Chereau e con la direzione di Esa-Pekka Salonen (a Aix aveva diretto Pierre Boulez grande estimatore di Janacek e di quest’opera in particolare).

La sfida fatta dal Teatro dell’Opera di Norimberga era dunque molto impegnativa e si è avvalsa di un allestimento dell’Opera di Basilea del 2009 con la regia di Calixto Bieito, che i nostri Soci hanno avuto modo di conoscere in una discussa “Carmen” al Regio di Torino e di cui noi vi abbiamo parlato lo scorso anno dopo aver visto “Platée” all’Opera di Stoccarda.

Il regista spagnolo, “specialista in regie shock con un debole per le oscenità sessuali”, come ha sottolineato la stampa locale dopo la Turandot del 2014, ha ambientato l’opera in un piazzale  coperto da acqua e fango, privo di scenografie, dove fa muovere con grande maestria tutti i personaggi dell’opera cantanti, coristi e comparse, tutti molto bravi e credibili. Una gestione delle masse davvero da grande Maestro del palcoscenico.

Il taglio registico è stato quello di accentuare la violenza e la brutalità ovunque presenti nell’opera, non solo tra le guardie carcerarie e il comandante verso i prigionieri, ma anche tra i prigionieri stessi. Su tutto predomina il pessimismo fino a modificare, sotto il profilo drammatico, anche il finale: Gorjantschikow, il prigioniero politico, viene si liberato dopo aver ottenuto la grazia, ma mentre si allontana dal campo, dopo aver salutato i compagni, viene freddato da un colpo di pistola alle spalle da una guardia. L’aquila, che il regista nel primo atto, rappresenta con un modellino di aereo di cartone e nel secondo con un vero aereo “Antononv”, che occupa tutto il palcoscenico del teatro, vola via verso la libertà acclamata da tutti i prigionieri che però, subito dopo vengono ricondotti dalle guardie alla dura realtà del campo di prigionia.

Diciamo che questo pessimismo unilaterale messo in scena ha finito per appiattire un pò l'opera.

Circa le cosiddette “oscenità sessuali” ci sono state, ma entro un contesto che può essere accettato: improbabili amplessi tra uomini e uomini vestiti da donna, durante la pantomima della bella mugnaia, un uomo completamente nudo che viene deriso dai compagni e la sodomizzazione brutale del giovane Alyeya, da parte di tre compagni di prigionia, cosa che per altro avviene abbastanza di frequente anche oggi nelle prigioni di tutto il mondo.

Sotto l’aspetto musicale è stata molto convincente la prestazioni dell’Orchestra Filarmonica di Norimberga diretta da Marcus Bosch (direttore musicale) che con molta determinazione sottolinea le asperità e il dinamismo della partitura di Janacek. L'ensemble vocale stabile (tutto maschile) dell’Opera di Norimberga ha dato prova di grande professionalità sia sotto il profilo scenico, seguendo la difficile impostazione registica, sia vocalmente. Tra essi va segnalata la grande prestazione del baritono coreano Antonio Yang che nel ruolo di Shishkov, ha presentato la sua lunga, difficile narrazione personale nel terzo atto, con una vocalità davvero impressionante. Da menzionare anche la bella prestazione del ​​tenore ospite americano Cameron Becker come Alyeya.

Al termine convinti applausi dal poco pubblico presente in sala.

Durante il fine settimana abbiamo visto due opere per noi ancora sconosciute: “Albert Herring” di Benjamin Britten e “The Greek Passion” di Bohuslav Martinu. Ve ne parleremo con calma a metà settimana.

Tanti cari saluti e a risentirci a presto.

Matilde e Fulvio.