Associazione Musicale "G. Rossini"
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Baden Baden – Mercoledì  23 Marzo 2016

Carissimi,

siamo sempre qui a Baden dove è in pieno svolgimento il Festival di Pasqua.

Nei primi tre giorni abbiamo ascoltato due concerti dei Berliner e l’opera Tristano e Isotta.

Il primo concerto (Domenica 20 Marzo) ha visto come protagonista il violoncellista cinese Yo-Yo-Ma, mentre la direzione dell’orchestra berlinese è stata affidata al Maestro austriaco Manfred Honecke,  direttore principale della Pittsburgh Symphony Orchestra, che ha sostituito l’indisposto Yannick Nezet-Seguin.

La malinconia tragica è stata la protagonista della serata che vedeva in programma la “Tragische Ouvertüre”  di Brahms; il concerto per violoncello di Schumann e la Sinfonia n. 6 di Čajkovskij.

Chi la definì ispirata all'Amleto di Shakespeare, chi al Faust di Goethe, la breve composizione brahmsiana è tesa e incisiva sin dall'attacco iniziale per sprigionare poi una straordinaria energia ritmica tale da scuotere l'intera orchestra che, a ns. parere, sarebbe stata sicuramente più incisiva sotto la bacchetta del direttore canadese che non sotto quella del più misurato maestro austriaco.

Più che di un concerto per violoncello e orchestra si può dire che quello di Schumann è un concerto per violoncello con accompagnamento di orchestra e Manfred Honeke ben interpreta la volontà del compositore mantenendosi soffusamente in disparte per lasciare al violoncello di Yo-Yo Ma il ruolo di incontrastato protagonista, che afferma, con una interpretazione interiore, densa ed elegante, le sue prerogative dalle sonorità plasticamente morbide e soffuse di una delicata malinconia.

Nella seconda parte la Sinfonia n. 6 "Patetica" di  Čajkovskij diretta dal compositore nove giorni prima di morire suicida. Caratteristica di questa composizione è il movimento finale insolitamente lento  che ricorda il finale di un requiem e dove l’autore si sospetta abbia espresso l'idea della sua imminente fine. Il direttore tiene fede a questa interpretazione con assoluta leggerezza “di musica e di danza” enunciando le melodie in modo netto, con i temi ben costruiti senza scadere mai nel banale e nel routinario.

Il secondo concerto (Lunedì 21 Marzo) ha avuto numerosi protagonisti. Erano infatti in programma il Concerto per pianoforte  K 482 di Mozart con Mitsuko Uchida come solista e la Sinfonie n. 9  di Beethoven. L’ Ode “Alla gioia” è stata intonata da Genia Kühmeier, soprano; Sarah Connolly, mezzosoprano; Steve Devislim, tenore; Florian Boesch, basso e dal Prague Philharmonic Choir. Dirigeva Simon Rattle.

Non ci permettiamo di eccepire nulla sulla straordinaria interpretazione della pianista di origine giapponese, grande specialista Mozartiana (ne abbiamo dato conto lo scorso anno quando fu premiata a Salisburgo con il più importante riconoscimento, la medaglia d’oro che la Fondazione Mozarteum assegna ogni anno agli artisti che meglio interpretano la musica del grande compositore salisburghese) e nemmeno dei numerosi artisti impegnati nel “testamento” beethoveniano, con l’orchestra berlinese in gran spolvero, specialmente nella sezione degli strumentini e dei corni che il direttore ha schierato in prima fila nel concerto per pianoforte e che erano guidati da Emmanuel Pahud (flautista celebre anche come solista, che Rattle ha fatto alzare per primo al termine dell’esecuzione per il giusto tributo del pubblico entusiasta) e da Stefan Dohr, cornista di livello assoluto.

Interminabili le ovazioni finali. Una serata indimenticabile.

Tristan und Isolde

Con questa nuova produzione del Tristan und Isolde, i Berliner Philharmoniker continuano in una tradizione che risale ai tempi di Wilhelm Furtwängler, l’esecuzione del capolavoro di Wagner con ciascuno dei suoi principali direttori. La prima occasione fu all’Opéra di Parigi nel 1932. Poi, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, alla Staatsoper di Berlino direttore Robert Heger. Dopo la fondazione del Festival di Pasqua nel 1967, i Berliner Philharmoniker hanno eseguito Tristano e Isotta per la prima volta a Salisburgo nel marzo 1972, sotto la direzione di Herbert von Karajan e con l’inevitabile seguito di polemiche tra il Maestro salisburghese e le “vestali” della tradizione wagneriana  che popolano ormai da 140 anni le colline bavarese di Bayreuth. Claudio Abbado si avvicinò a quest’opera molto tardi, quando aveva 66 anni, proponendola al Festival di Pasqua del 1999 nella edizione critica che era stata pubblicata proprio in quegli anni. Eccezionali protagonisti, Deborah Polaski e Ben Heppner, regia di  Klaus Michael Gruber (noi abbiamo visto la stessa edizione al Maggio Fiorentino dello stesso anno con gli stessi interpreti e con l’orchestra di Firenze diretta da Zubin Mehta).

Simon Rattle, attuale direttore “in uscita” dei Berliner è la terza volta che affronta questa difficile partitura: nel 2001, ha esordito all'Opera Nazionale olandese di Amsterdam, poi nel 2009, alla Staatsoper di Vienna, dove ha anche avuto l'opportunità di studiare gli appunti di Mahler e il materiale musicale che apparteneva a Carlos Kleiber. Per quel poco che abbiamo capito dall’intervista rilasciata in sede di presentazione del Festival,  il direttore inglese così definisce l’opera: «Se c'è qualcosa che definisce il romanticismo e rappresenta la meta del 19° secolo è questo pezzo sunto di tutte le arti. L'opera è una sorta di bomba nucleare».

A Baden la regia è stata affidata al polacco Mariusz Trelinski che proviene dal cinema (e si vede) e dalla prosa. Attuale direttore artistico dell’Opera Nazionale di Varsavia, ha al suo attivo una quindicina di regie liriche tutte allestite in teatri polacchi ed in qualche caso esportate all’estero per lo più in Germania e in Russia.

L’allestimento scenico ricalca un po’ quello di Cavalleria e Pagliacci dello scorso anno a Salisburgo, qui è diviso su tre piani, sia nel senso orizzontale che in quello verticale, con una scala ripida che collega i diversi ambienti della nave dove è ambientato il primo atto dell’opera (camera di Isolde, plancia di comando, stiva dove lavorano i marinai, ecc). Anche qui sono utilizzate numerose proiezioni cinematografiche: una nave che solca il mare in tempesta durante il preludio all’atto primo, primi piani dei protagonisti che mettono in evidenza i loro stati d’animo, lo “scambio delle provette” da parte di Bragane, il volo degli uccelli che annunciano l’avvicinarsi del porto di arrivo.

La notte d'amore inizia in una sorta di centro di controllo sempre di una nave per poi finire, stranamente, in un lounge bar, forse di una nave ma da crociera!

Il letto di morte di Tristano è un letto di un normale ospedale con supporto di flebo per poi trasformarsi in una capanna di legno da poco bruciata.

Diciamo che grandi idee non ce ne sono state ma che comunque la regia non ha disturbato l’ascolto del capolavoro wagneriano magistralmente eseguito dai Berliner e dalla compagnia di canto veramente eccezionale.


A Baden è stato detto che il “Tristan und Isolde” di quest’anno è la più riuscita delle quattro opere presentate da Rattle, dopo che i Berliner si sono trasferiti qui da Salisburgo. Del “Rosenkavalier” vi abbiamo ampiamente parlato lo scorso anno. In precedenza erano stati allestiti un ottimo “Flauto magico” (2013) e una deludente “Manon Lescaut” (2014). Il prossimo anno si ritornerà a Puccini con “Tosca”.

Il “Tristan” di Rattle è molto sottile, trasparente, da paesaggi sonori francesi. “Tristan” come precursore di “Pelleas” nonostante il rifiuto di Wagner! Il direttore inglese ama i colori scuri: gli squisiti assoli del clarinetto basso e del corno inglese hanno un effetto meraviglioso e il leggendario gruppo di violoncelli dei Berliner può indugiare a lungo in malinconiche cantilene. Raramente un’orchestra sa rendere in modo così coinvolgente e struggente la “notte d'amore” e la “trasfigurazione” di Isotta.

La compagnia di canto era di livello assoluto. Protagonista indiscussa della serata il soprano olandese Eva-Maria Westbroek (ve ne abbiamo parlato in occasione de “La Wally” di Monte Carlo), una Isolde forte e sicura di sé. La sua voce è stata definita “un vasto fiume d'oro”. I suoi punti di forza sono la sottile interpretazione delle frasi, una intensità emotiva credibile, le scintillanti  e stratosferiche altezze del registro acuto. Un soprano senza eccessi drammatici e tuttavia di grande concentrazione e di grande intensità interpretativa che bene sa rappresentare la debolezza e il desiderio del suo personaggio.

Il tenore australiano Stuart Skelton, che non abbiamo ancora avuto occasione di ascoltare (dal suo curriculum si evince che è particolarmente impegnato nel repertorio novecentesco, nonché di quello tedesco e slavo), ha già al suo attivo numerose interpretazioni di opere di Wagner, in questa occasione esordiva nel ruolo di Tristano.

Scenicamente debole sia nella distaccata indifferenza iniziale, che nell’impeto amoroso del secondo e nella rassegnata disillusione del finale, vocalmente tuttavia egli è perfettamente in grado di esprimere forti passioni, perfetto nei momenti lirici, più in difficoltà nel registro acuto, si è dimostrato un tenore appropriato al ruolo.

La mezzosoprano inglese Sarah Connolly (già magnifica nel ruolo di Sesto ne “La clemenza di Tito” diretta da Colin Davis a Aix nel 2011), è una Bragane nervosamente emotiva sotto l’aspetto scenico ed estremamente precisa nell’emissione della voce .Il baritono tedesco, di chiara origine ungherese, Michael Nagy (già ascoltato a Salisburgo in “Alfonso und Estrella di Schubert e a Monaco in un bruttissimo “Eugenio Oneghin” di cui vi abbiamo parlato lo scorso anno), ha molto ben articolato e sottolineato il caldo canto lirico di Kurwenal.

Il basso danese Stephen Milling, specialista nei ruoli wagneriani (ha interpretato Gurnemanz nel “Parsifal” diretto da Thielemann al Festival di Pasqua a Salisburgo nel 2013) è un solido e dignitosamente altero Re Marke.

Il coro maschile del “Philharmonia Chor Wien” è stato preciso nei rari interventi previsti dalla partitura.

Al termine della indimenticabile serata entusiastici applausi del pubblico con autentiche ovazioni per la protagonista e per il direttore Simon Rattle.

Tanti cari saluti, Auguri di Buona Pasqua e arrivederci a lunedì 28 marzo.

Matilde e Fulvio.