Associazione Musicale "G. Rossini"
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Baden Baden - 19 marzo 2016

Carissimi rieccoci qua!

Oggi siamo arrivati a Baden Baden dove questa sera, con la “prima” dell’opera Tristano e Isotta, si inaugura il Festival di Pasqua 2016 (Osternfestspiele) con i Berliner Philharmoniker.

Il programma prevede inoltre tre concerti dei Berliner, l’opera Il mondo della luna di Haydn, un concerto dei “12 Cellisti dei Berliner Philharmoniker” e numerosi concerti da camera.

Ve ne parleremo dopo aver visto gli spettacoli programmati.

La settimana scorsa siamo stati a Schwetzingen una cittadina del Baden Württenberg che dista 15 Km sia da Heidelberg che da Mannheim.

Siamo arrivati la domenica in cui erano in programma le elezioni regionali che sono state vinte dai Verdi con oltre il 30%, seguiti dalla CDU (il partito di Angela Merkel) con il 27%, terza l’estrema destra populista (15%) che ha superato, sia i socialdemocratici precipitati al 12% (meno 10%), sia i liberali che hanno migliorato attestandosi all’8%.

Quando nel 1780 Carlo Teodoro di Wittelsbach (principe-conte palatino del Reno, principe-elettore e Duca di Baviera), commissionò a Mozart la composizione dell’opera Idomeneo, alla corte di Mannheim risiedeva la più prestigiosa orchestra dell’epoca.

L’ineguagliabile Maestro salisburghese fu impressionato dall’orchestra di Mannheim che trovò “favolosa”, soprattutto nella sezione degli archi, e per la quale compose una partitura di straordinaria ricchezza timbrica, che per un'altra orchestra sarebbe risultata difficilmente eseguibile.

Adesso sono passati oltre due secoli e le cose sono un po’ cambiate, ci sono due orchestre stabili, quella del National Theater e i Mannheimer Philharmoniker, orchestra giovanile costituitasi di recente per dare uno sbocco occupazionale ai giovani musicisti. Inoltre vengono periodicamente ospitati dei concerti delle due orchestre della Radio Televisione del Baden Württenberg e di altre importanti orchestre ospiti.

La città possiede due grandi strutture: il Teatro Nazionale con due sale (una per l’opera e l’altra per la prosa) e il Rosengarden che è un po’ come il Lingotto, viene utilizzato come centro congressi e ha una grande sala (Mozartsaal) per i concerti. Per essere una città di circa 300.000 abitanti, Mannheim ha una intensa vita musicale, nella settimana dal 13 al 19 marzo sono state rappresentate tre opere liriche (Il giocatore, Tancredi e Medée), due balletti, un concerto dei Mannheimer Philharmoniker, due concerti della National Theater Orchestra e un recital del pianista Ivo Pogorelich.

Data la contemporaneità di alcuni di questi avvenimenti noi abbiamo scelto di assistere a due opere liriche, Il giocatore di Sergej Prokof’ev e Tancredi di Gioacchino Rossini, e  a un concerto sinfonico, sempre con l’Orchestra del Nationaltheater, ospitato al Rosengarden.

Dell’opera Il giocatore abbiamo due bellissimi ricordi, entrambi vissuti al Teatro “Alla Scala” di Milano. Il primo nel 1996 con un allestimento “tradizionale” del Teatro Marijnski di San Pietroburgo diretto da Valerij Gergiev, il secondo nel 2008 con un allestimento del Teatro milanese, moderno ma di “gran classe”, affidato alla regia di Dmitri Tcherniakov e con la direzione di Daniel Barenboim.

Qui a Mannheim la regia è stata affidata a Tilman Knabe, quarantacinquenne regista tedesco, laureato a Monaco di Baviera e molto presente sulle scene dei teatri tedeschi sia di prosa che di lirica ma pressoché sconosciuto all’estero.

Tilman Knabe rappresenta la decadente aristocrazia russa descritta da Dostoevskij, un mondo dove il denaro facile promette una breve felicità e dove l'umanità è brutalmente calpestata, in modo controverso, esageratamente eccitato e a volte un po’ troppo volgare. La scena unica rappresenta la hall dell’albergo con il bar, tre spesse porte anti-esplosione sulle pareti laterali, le quotazioni di borsa che passano sui numerosi schermi, pareti scrostate, vetri rotti, poltrone in pelle consumate dal tempo, in un angolo una coppia senza casa, avvolta in stracci e con un sacco a pelo è intenta a cucinare una zuppa in scatola.

Gli aristocratici russi sono riccamente vestiti (cuoio, pellicce e paillettes), mentre solo il giocatore, l'alter ego di Dostoevskij, viene rappresentato in abiti poveri, come un sognatore, un combattente solitario, una sorta di Che Guevara contemporaneo. Verso la fine entrano in sala attivisti mascherati che distribuiscono al pubblico volantini e appendono striscioni con slogan contro le banche e contro il capitalismo. Poi la banca sarà fatta saltare in aria da un rotolo di banconote vinte dal giocatore, l'intera scena sembra volare in aria e con esso la corruzione, l'avidità e la lussuria, tra video proiezioni dell'Apocalisse.

L’esecuzione musicale è stata di ottima fattura. I cantanti, a parte il tenore Zurab Zurabishvili, facevano tutti parte della compagnia stabile del Teatro di Mannheim. Quelli principali erano quasi tutti di madre lingua, bravi vocalmente e scenicamente appropriati. Zurab Zurabishvili è un Alexei (il giocatore) teatralmente e vocalmente pieno di incandescente passione, buono il suono tenorile, perfetto nelle poche sfumature liriche, nonché nell'equilibrio dei cambiamenti di registro. Ludmila Slepneva è una Polina che ben equilibra  l'arroganza, il desiderio e l'isteria del personaggio, il suono sopranile è potente con qualche piccola incertezza negli acuti. Il generale è Sebastian Pilgrims, bella presenza e voce profonda mentre Edna Prochnik è una gustosissima “nonnetta”.

Ottima la prestazione dell’Orchestra guidata dal suo direttore principale Alois Seidlmeier che ha dato la nitidezza, il mordente, la sottigliezza e il giusto umorismo richiesti dalla complessa partitura di Prokof’ev.

Al termine applausi convinti del numeroso pubblico di abbonati.

Dopo la mitica edizione del Teatro La Fenice di Venezia del 1981(Horne, Cuberli, Palacio, Zaccaria) che secondo noi, nell’attuale contesto dei Teatri d’opera italiani ed europei non è ripetibile, quando si va a vedere Tancredi è necessario, prima di entrare a teatro, fare le dovute tare sulle aspettative che ci si attende dallo spettacolo.

Qui a Mannheim il punto forte dell’allestimento del capolavoro rossiniano era costituito dalla direzione musicale affidata ad uno dei giovani direttori più promettenti, Ruben Dubrovsky, fondatore e direttore del Bach Consort Wien, specialista del repertorio barocco e considerato un esperto nell'esecuzione storicamente orientata di musica antica con orchestre moderne. Qui alla guida della stessa orchestra che la sera precedente aveva eseguito Prokof’ev, ha saputo ben amalgamare il suono secco e pulito degli archi con quello più dolce, caldo e suadente di legni e corni, in una esecuzione che si adatta perfettamente a questo suo concetto interpretativo. Appropriata la sua scelta di concludere l’opera con il finale tragico della versione di Ferrara, unica nota dolente i “tagli” ampi e generosi della partitura ma che in questi teatri di secondo livello sono molto frequentati.

La regia di Cordula Düaper pone al centro della scena una piattaforma quadrata sulla quale all’inizio viene piantato un alberello, in segno di pace tra le fazioni in guerra, che sarà successivamente sradicato con violenza da Orbazzano quando si accorge di essere tradito. Un ponte di legno e una porta in ferro collegano questa “isola mentale” con il mondo esterno e vengono distrutti alla fine del primo atto quando la tragedia raggiunge l’apice delle contrapposizioni che ritornano dopo la pace iniziale. Descritta con intelligenza e delicatezza la vita emotiva dei personaggi, in particolare di Amenaide, che dopo aver rifiutato la mano di Orbazzano, viene imprigionata nel grande cartone che aveva contenuto il suo abito da sposa non consenziente.

I cantanti impegnati non erano “specialisti rossiniani” e, a parte il tenore Filippo Adami, facevano tutti parte della compagnia stabile del Teatro di Mannheim, quindi anche qui occorre “tarare”. Il soprano Tamara Banjesevic brilla vocalmente in tutte le sfaccettature, dando forte emotività al personaggio di Amenaide, sottolineando con passione i suoi tratti romantici. La mezzosoprano russo Maria Markina è stata un convincente Tancredi, voce sonora e ben estesa nel registro acuto con qualche problema nei gravi evidenziato nei contrasti timbrici dei magnifici duetti con Amenaide. Nota dolente per il tenore fiorentino Filippo Adami, unico cantante “non residente” che, a scapito del suo curriculum di tutto rispetto, ha dato una interpretazione del ruolo di Argirio scenicamente goffa ed emotivamente distaccata; vocalmente molto insufficiente; imprecisa nelle emissioni, a volte stridula, faticosa nelle colorature. Nulla da dire su Isaura e Roggiero le cui “arie da sorbetto” sono state amputate, segnaliamo, per concludere, l’eloquenza del basso coreano Sung Ha nel ruolo di Orbazzano e la bella prestazione del Coro maschile intitolato a Isabella Colbran, prima moglie di Rossini.

Tanti saluti.

Matilde e Fulvio