Associazione Musicale "G. Rossini"
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"G. Rossini"

Montpellier 12 ottobre 2015

 

Un Portrait de Massenet

Nei primi due fine settimana di ottobre abbiamo fatto due escursioni musicali in Francia (rischiando di essere travolti dall’alluvione che ha colpito la Costa Azzurra!!!!!), dove due importanti Teatri; l’Opéra de Marseille e l’Opéra de Montpellier hanno inaugurato le loro rispettive Stagioni con due opere di Jules Massenet: Manon e Chérubin. Inoltre a Marsiglia è stata proposta anche la continuazione del capolavoro tratto dal romanzo dell’abate Prévost, Le Portrait de Manon musicato sempre da Massenet.

Venerdì 2 Ottobre a Marsiglia è andata in scena la Manon in una messa in scena tradizionale, ripresa da un vecchio allestimento del 2008, con la regia a quattro mani di Renée Auphane Yves Coudray e le scenografie sfarzose di Jacques Gabel (il quadro del casinò all’Hotel Transylvania, tutta in rosso e specchi inclinati, è sontuoso). Buona la prestazione dell’Orchestra marsigliese diretta dalla fine bacchetta di Alexander Joel, direttore di formazione viennese (è stato a lungo assistente di Gustav Kuhn) che modera saggiamente l’esuberante massa orchestrale esaltando le più piccole sfumature della partitura.

Nel ruolo principale abbiamo ritrovato Patrizia Ciofi, innumerevoli volte protagonista dell’eroina divisa tra l'amore per il Cavaliere des Grieux e il suo gusto per il lusso e il piacere. Qualche problema di voce, in particolare nel registro medio, ma bella presenza scenica con la sua sottile silhouette che da l'illusione della gioventù. Des Grieux è il tenore francese Sébastien Guèze; giovane, alto, bello, ideale per il ruolo. Il timbro è incisivo, il canto ricco di sfumature, sforza un po’ nel registro acuto, complessivamente buona la sua prestazione. Il Lescaut del baritono canadese Etienne Dupuis è brillante e riempie bene la scena. Il suo canto è flessibile, l’emissione facile e i suoi accenti burleschi ben rappresentano il suo ruolo di cugino- soldato. Il basso Nicolas Cavalier interpreta il Conte des Grieux con facilità e nobile distinzione; la sua declamazione grave e profonda esalta il ruolo di padre. Il resto della compagnia di canto è in sintonia con le prime parti.

La sera successiva, Sabato 3 Ottobre, abbiamo assistito, sempre nello stesso teatro, a Le Portrait de Manon,opera in un atto o per meglio dire divertissement, concepito, a dieci anni dalla nascita di Manon, dallo stesso compositore con sguardo retrospettivo e che è un omaggio esplicito alla sua opera più famosa.

Considerata la brevità del lavoro, circa 45 minuti, la rappresentazione è stata preceduta da due brani coevi: Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy, danzato con gesti sinuosi e sensuali, dai due primi ballerini dell’Opéra e un estratto dell’opera Thais, con la celebre méditation brillantemente eseguita dal primo violino dell’orchestra, il coreano Da-Min Kim.

La storia vede protagonista un cavaliere des Grieux ormai invecchiato e inacidito, che ha anche cambiato il registro vocale, passando da tenore a baritono, un po’ come ha fatto Placido Domingo!!!!! Vive ritirato nel ricordo dell’amata perduta, della quale conserva gelosamente un ritratto. Tralasciamo il resto della debole trama che assomiglia molto ai canovacci delle soap-opere televisive. Willy, marito della celebre scrittrice Colette la definì con sarcasmo «…adatta a un pubblico di amateurs e frequentatori des stations balneares». Massenet utilizza, citandoli apertamente, i temi più noti del suo capolavoro, con un palese ammiccamento al pubblico che in quegli stessi anni vedeva Manon rappresentata nei maggiori teatri europei.

La regia di Yves Coudray, lo stesso di Manon, di cui vengono utilizzate anche parte della scene è tradizionale, ottima l’esecuzione musicale del giovane e talentuoso Victorien Vanoosten (assistente del direttore principale dell’orchestra marsigliese Lawrence Foster) che con gesti accattivanti sottolinea bene i temi più celebri e ben conosciuti dal pubblico. Eccellente il quartetto di cantanti composto dal baritono Marc Scoffoni, che disegna un des Grieux triste e nostalgico con una declamazione chiara e sfumata; Jennifer Michel(Alba) è scenicamente una brillante e deliziosa giovane, vocalmente un soprano vibrante e frizzante; Antoinette Dennefeld ( Jean) è un mezzo-soprano (en-travesti) ben calato nella parte, mentre il tenore Rodolphe Briand (Tiberge) ben sottolinea l’aspetto comico del suo personaggio.

Al termine i pochissimi spettatori presenti hanno accolto con favore e con evidente piacere quest’opera mai rappresentata a Marsiglia.

Nell’altro fine settimana siamo andati a Montpellier dove al sabato abbiamo visitato il Musée Fabre, citato, alcuni anni orsono, in una puntata della trasmissione televisiva “Report” quale esempio di come dovrebbe essere gestito, sia sotto l’aspetto culturale che sotto quello amministrativo, un moderno museo di provincia.

Era in corso una mostra “L’Age d’Or de la Peinture à Naples” dove venivano esposti importanti lavori di pittori che operarono nella città partenopea nel corso del XVII° Secolo. Sulle indelebili tracce lasciate a Napoli da Caravaggio, presente in mostra con il San Giovanni Battista della Galleria Borghese, abbiamo potuto ammirare numerosi dipinti di Jusepe de Ribera, Salvator Rosa, Mattia Preti e Luca Giordano. Vicino a loro, tra i minori, ricordiamo G.B. Caracciolo, Francesco Fracanzano e Massimo Stanzione.

Domenica all’Opéra Comedie è andato in scena Chérubin, uno degli ultimi lavori di Massenet e raramente eseguito, non viene neppure citata nel Dizionario dell’Opera!!!

Nata nel clima di Mozart-Renaissance che attraversava l’Europa centrale a cavallo tra ‘800 e ‘900, l’opera composta su libretto di Francis de Croisset e Henri Cain, tratta dall’omonima pièce teatrale dello stesso de Croisset (pseudonimo di Edgar Franz Wiener), fu rappresentata per la prima volta a Monte Carlo nel febbraio 1905 e ripresa qualche mese dopo all’Opéra-Comique.

A distanza di più di un secolo, sia la commedia di de Croisset che l’opera di Massenet esplorano lo spazio immaginario lasciato da Beaumarchais, tra Le Mariage de Figaro, dove Chérubin compare per la prima volta nelle vesti di un giovane paggio in preda ai bollori adolescenziali che viene promosso ad ufficiale e La mère coupable, dove invece Chérubin, raggiunta un’età avanzata, muore e con egli muoiono anche gli ideali del libertinaggio gioioso che il personaggio incarnava, inesorabilmente soppiantati dall’avvento della società borghese.

Tuttavia de Croisset non riprende il discorso da dove lo aveva lasciato il suo predecessore, non gli interessa l’epilogo malinconico di un’epoca, ma preferisce partire da un punto preciso della vita di Chérubin – dalla sua promozione militare (quindi dalla conclusione del Mariage) – che sfrutta come pretesto per elaborare un’azione comica diversa da quella di Beaumarchais. Questa volta però ad essere messe in primo piano sono le avventure amorose di Chérubin, e salta immediatamente all’occhio che il personaggio, appena diciassettenne, nulla ha perduto dello slancio passionale già riscontrabile nel Mariage. Anzi, il commediografo interviene sapientemente su alcuni dettagli dell’originario intreccio comico per dare maggior risalto alla voluttà erotomane del novello protagonista e, al contempo, per costruire un paradossale pastiche di luoghi comuni teatrali tardo-settecenteschi.

L’intento deve essere piaciuto molto a Jules Massenet che si buttò a capofitto nel progetto di realizzarne un’opera lirica con la quale si potesse intessere una fitta rete di riferimenti intertestuali e di ironiche contaminazioni con i modelli precedenti.

Brevemente la trama: nel castello di Cherubino fervono i preparativi per la festa in onore del suo diciassettesimo compleanno e della sua nomina a ufficiale. Alla festa, organizzata dal suo precettore soprannominato il Filosofo, partecipano la Contessa, la Baronessa e Nina, tutte innamorate del giovane e alcuni ufficiali suoi commilitoni. Viene annunciato che in serata danzerà per loro la famosa Ensoleillad, favorita del Re e prima ballerina del Teatro Real di Madrid.

Tra segreti messaggi galanti, notti d’amore, mariti e amanti gelosi, duelli annunciati e mai combattuti, l’opera si conclude felicemente ma con un amaro presentimento: Chérubin, a cui si presagisce un futuro da “Don Giovanni”, sposa la giovane Nina a cui si prevede la sorte di “Donna Elvira”!!!!.

L’allestimento dell’opera è stato affidato alla regista francese, ma di lontane origini marchigiane, Juliette Deschamps, figlia d’arte, donna di grande cultura, allieva, come musicista di Louis Langrée e come regista di Werner Herzog, che ha deciso di omettere ogni riferimento alla Spagna e al XVIII° secolo, scelta assolutamente comprensibile in quanto questi due mondi oggi non sono più oggetti di fantasie come lo erano un secolo fa. La storia viene quindi trasposta nel mondo delle ville californiane dipinte da David Hockney e qui ricreate dallo scenografo Makeïeff Macha, che cita un quadro del 1967 A Bigger Splash.

I costumi fantasiosi e colorati sono di Vanessa Sannino che allegramente mescola epoche diverse e gioca sulla indeterminatezza delle identità sessuali: Cherubino è una moderna Marlene Dietrich in smoking e tacchi alti, il Filosofo indossa frac e tutu da ballerina e Nina una moderna Lolita.

Sicuramente piacevole da vedere e ben rappresentato e interpretato questo spettacolo, a nostro modesto parere, fa tuttavia perdere la poesia, la sensibilità, il fascino e la sensualità dell’intreccio magistralmente sottolineati dalle melodie di Massenet.

In queste circostanze non è sorprendente che il soprano francese Marie-Adeline Henry, di cui vanno sottolineiate la densità del timbro nei bassi e la potenza negli acuti, ha disegnato un Cherubino dal carattere duro e poco in grado di suscitare la simpatia del pubblico. Nonostante il suo travestimento da ragazzina e la brevità del suo ruolo, il soprano francese Norma Nahoun interpreta il ruolo di Nina con una voce più leggera, ma che si accompagna bene con quella della protagonista. Terza protagonista femminile dell’opera, il soprano turco Cigdem Soyarslan si trova perfettamente a suo agio, sia vocalmente che scenicamente, nel ruolo della Ensoleillad. Autentico burattinaio della vicenda è il personaggio del Filosofo, interpretato da Igor Gnidii, baritono ukraino che seduce per il timbro scuro della sua voce.

Buona la prestazione dei numerosi comprimari; cantanti, ballerini, figuranti e del Coro.

L'OrchestraNazionale di Montpellier Languedoc-Roussillon suona magnificamente, diretta con finezza dal Maestro canadese Jean-Marie Zeitouni che grazie alla sua ammirazione per Massenet, è riuscito a rendere bene la bellezza di questa musica e il fascino dei principali brani come il duetto all’unisono del secondo atto tra Cherubino e l’Ensoleillad.

Al termine applausi convinti da un pubblico freddo e poco numeroso.