Associazione Musicale "G. Rossini"
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"G. Rossini"
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"G. Rossini"

Carissimi,

dopo una settimana molto temperata è ritornato il caldo torrido, a Salisburgo si sono raggiunti i 37°. Qui alla fattoria le temperature non si discostano di molto (2/3°) ma spira una bella arietta e all’ombra si sta bene. In bicicletta si può andare solo al mattino presto e rientrare prima di mezzogiorno.

La terza settimana del Festival è stata dedicata in particolare alla musica sinfonica e cameristica. L’unica serata dedicata al canto è stato il recital di Juan Diego Florez, accompagnato al pianoforte dal bravissimo Vincenzo Scalera che alcuni dei nostri Soci ricorderanno, quando teneva i corsi di accompagnamento al pianoforte nell’ambito del Renata Scotto Accademy. Il tenore peruviano, in forma strepitosa (lo scorso anno ne “Il Barbiere di Siviglia” a Monaco ci aveva lasciati un po’ perplessi), ha presentato un programma di musiche italiane e francesi con canzoni di Leoncavallo, Tosti, Duparc e arie d’opera di Rossini, Donizetti e Gounod. Al termine di “Salut, demeure chaste et pure” e poi di “Tombe degli avi miei”, il sismografo del teatro ha segnato una intensità di applausi pari al magnitudo 8 della scala Richter.

 
Nel primo dei tre bis concessi ha eseguito, accompagnandosi con la chitarra (che suona benissimo), “Bésame mucho” poi, nuovamente con il pianista, “Granada” per concludere con l’ineludibile “Ah! mes amis, quel jour de fête!” da “La fille du Régiment”.
 

Domenica 2 agosto abbiamo ascoltato un concerto della Budapest Festival Orchestra, ben conosciuta dai nostri Soci per le sue numerose partecipazioni alla stagione torinese del Lingotto. Ivan Fischer, direttore principale del complesso ungherese, ha interpretato in modo brillante tutto il concerto a cominciare dai “5 Schizzi ungheresi di Bela Bartok (un brano che non avevamo mai ascoltato), per proseguire con il Concerto per pianoforte n. 3, dello stesso compositore (solista Yefim Bronfman) e concludere con la 4^ Sinfonia di Mahler, con la partecipazione del soprano svedese Miah Persson che ha magnificamente eseguito La vita celeste. Straordinari i due bis: il pianista uzbeko, ora con passaporto americano, in forma smagliante (ha perso circa 20 Kg. dall’ultima volta che lo abbiamo ascoltato!!!), ha eseguito in modo funambolico il terzo movimento della sonata n. 7 di Prokof’ev mentre, al termine del concerto, in omaggio alla città che li ospitava, il soprano e l’orchestra hanno intonato il “Laudate Dominum” durante il quale, poco prima dell’intervento del coro, tutti i membri dell’orchestra, ad eccezione di alcuni archi, hanno posato gli strumenti, si sono alzati e con lo spartito in mano hanno intonato in modo perfetto il “Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto” accompagnando la voce solista fino al termine del brano.

Grande commozione e applausi entusiastici del pubblico.

Giovedì 6 agosto serata dedicata al classicismo viennese, è iniziato infatti il ciclo di tre concerti che vedono impegnato Andras Schiff nell’esecuzione delle ultime tre sonate per pianoforte di Haydn, Mozart, Beethoven e Schubert. Purtroppo, a causa di alcune coincidenze (domenica 9, ad esempio, è previsto il concerto di Pollini alle ore 17 e quello di Schiff alle ore 19,30), finirà per essere l’unico che riusciremo ad ascoltare. Schiff, che abitualmente si esibisce su un pianoforte Bösendorfer, a quanto si diceva in sala, questa volta ha utilizzato un Gebrüder Bachmann del 1921, sul quale pare abbia inciso numerosi dischi il grande Wilhelm Backhaus. L’esecuzione, intensa e commovente ma anche ironica e brillante, è stata accolta con ovazioni e ripetute urla di “bravo” da parte del pubblico (tutte e tre le serate sono “Ausverkauft!”). Negli ambienti del Mozarteum si sottolineava come, dopo l’addio alla carriera di Alfred Brendel, Andras Schiff sia oggi da considerarsi come il massimo interprete del classicismo viennese. Al termine del concerto il Maestro ungherese, anche se visibilmente provato, ha eseguito ben quattro bis, uno per ciascuno dei compositori interpretati: un klavierstücke di Schubert, una bagatella di Beethoven, l’adagio per glassarmonica di Mozart e l’allegro molto dalla sonata di Haydn eseguita nel programma ufficiale.

Venerdì 7 agosto siamo andati all’Università Mozarteum.

Durante il periodo estivo, da metà luglio a fine agosto, quando i corsi normali sono sospesi per le vacanze, viene organizzata la “Internationale Sommerakademie” con tre cicli di lezioni (composizione, direzione d’orchestra, canto, archi, pianoforte, chitarra, marimba), tenuti da musicisti provenienti da tutto il mondo. Fino allo scorso anni figurava tra i docenti anche il M° Umberto Clerici (allora primo violoncello del Teatro Regio di Torino, ora all’Opera di Sidney), che i nostri Soci conoscono per essersi esibito al Teatro Nuovo di Valleggia con il “Trio di Torino”. Tra gli insegnanti di quest’anno spiccano i nomi del compositore tedesco Wolfgang Rhim e del mezzosoprano afro-americano Grace Bumbry; una delle più grandi “Carmen” del passato, inimitabili le sue interpretazioni della “Canzone del velo” dal Don Carlo.

Durante la Sommerakademie vengono organizzate numerose iniziative collaterali (convegni, seminari di studio, tavole rotonde, conferenze, mostre) e molti concerti: il concerto inaugurale; il concerto finale (inserito nel programma del Festival), i concerti dei docenti e quelli degli allievi a conclusione dei singoli corsi di studio. Quest’anno, per ricordare il centesimo anniversario della scomparsa del compositore e pianista russo Alexander Skrjabin, è stato organizzato, oltre ad un convegno, anche un concorso pianistico tra i partecipanti alle master-class di pianoforte. Noi abbiamo assistito al concerto dei vincitori e abbiamo da fare una appunto all’organizzazione. Al terzo posto si è classificato un giovane tedesco di 22 anni Yanu Hermann, che ha dato una interpretazione al suo Skrjabin (sonata n. 2 e alcuni preludi) molto calda e appassionata; poi è stata la volta del secondo classificato il coreano Jin-Hyeon Lee, di 24 anni, che ha eseguito la sonata n. 4 con ottima tecnica ma dandone una interpretazione troppo distaccata e meccanica; infine il vincitore, lo spagnolo Abel Sanchez-Aguilera, decisamente superiore agli altri due, che ha eseguito due sonate (la 7 e la 10) con tocco e interpretazione molto professionali. Ora il problema che solleviamo è che il vincitore ha 37 anni e, secondo noi, non doveva essere ammesso al concorso a prescindere dalla partecipazione o meno ai master-class di pianoforte.

Sabato 8 agosto erano in programma due interessanti concerti. Al mattino alle ore 11 il secondo concerto dei Wiener che proponevano, anzi riproponevano, la monumentale ottava sinfonia di Anton Bruckner. Lo scorso anno il direttore era Herbert Blomstedt (88 anni) mentre quest’anno è stata affidata al più giovane Bernard Haitink, 86 anni!!!!! Vengono in mente le parole di don Alfonso in “Così fan tutte”: “I miei capelli sono già grigi, parlo per esperienza”.

Ricorderete che quando a marzo vi abbiamo scritto dal Festival di Baden Baden, dove Haitink aveva diretto i Berliner nel concerto per violino di Beethoven, solista Isabelle Faust, avevamo detto di averlo trovato affaticato, con i tempi troppo lenti e che questo aveva inevitabilmente rallentato l’esecuzione solistica facendogli perdere smalto e brillantezza, in particolare nel rondò finale. Ebbene questa volta l’anziano direttore olandese si è presentato sul palco della Grossesfestspielhaus in grandissima forma ed ha condotto la difficile partitura di Brucknr in modo magistrale, ottimamente supportato dalla prestigiosa orchestra viennese per la quale questa sinfonia rappresenta un po’ l'argenteria di famiglia. Ed infatti quest’anno, la serie di cinque concerti che saranno eseguiti durante il Festival, ha come titolo: “Wiener Philharmoniker und ihre Komponisten” (I Wiener Philharmoniker ed i suoi compositori), con in programma principalmente musiche di Brahms, Bruckner e Mahler.

Haitink mette in moto la gigantesca “macchina sinfonica” di Bruckner con energia e giusto ritmo, per poi guidarla senza grossi problemi lavorando sui dettagli nelle diverse articolazioni: la precisione delle rifiniture degli archi, il suono differenziato degli ottoni, i fiati che non vengono mai coperti, il cinguettio delle arpe nel Trio dello Scherzo. Una interpretazione meravigliosa, magica che ha catturato il pubblico in quello che sarà ricordato come uno dei punti più alti del programma sinfonico di questo Festival.

Al termine dopo le alzate di rito: prima gli ottoni, poi i legni e le percussioni e infine degli archi, i membri dell’orchestra si sono ripetutamente “rifiutati” di alzarsi per lasciare al direttore tutti gli applausi e le ovazioni entusiastiche del numeroso pubblico.

Alla sera al Mozarteum, nell’ambito del “focus” dedicato a Pierre Boulez, i pianisti Tamara Stefanovich e Pierre-Laurent Aimard, hanno eseguito l’integrale dell’opera pianistica del compositore francese già proposta, nella primavera scorsa, alla Zankel Hall (Carnegie Hall) di New York e a giugno, in Italia, al Ravenna Festival.

A prima vista il programma sembrava difficile per l’ascoltatore e in particolare per noi che conoscevamo soltanto alcune Notations, invece si è rivelato non soltanto interessante ma anche piacevole e accolto con entusiasmo dal poco pubblico presente (circa 300 spettatori tra i quali Alfred Brendel e Maurizio Pollini), che ha sottolineato con ripetuti applausi, sia l’esecuzione dei “pezzi di carattere”, come Aimard ha definito le Notations o il radicalismo ritmico della prima sonata, sia il brillante, frenetico ed esplosivo finale della Sonata n. 2 che ha chiuso la prima parte.

Un momento di stasi c’è stato all’inizio della seconda parte, prima con la sonata n. 3, di cui sono stati eseguiti solo due dei cinque movimenti, poi con l’esecuzione dei due pezzi didattici; “Incises” e “Une page d’Éphéméride”. Poi la tensione è nuovamente ripresa con l’esecuzione di “Structures pour deux pianos: Livre II”, dove i due pianisti suonano con una significativa indipendenza, secondo loro scelte fatte sul momento. Questo è un pezzo di notevole complessità, sia per gli esecutori che per gli ascoltatori, eppure è stato particolarmente apprezzato e accolto con applausi prolungati.

Infine domenica 9 agosto, per i maratoneti dell’ascolto (ne abbiamo parlato lo scorso anno), doppio appuntamento pianistico a distanza ravvicinata: alle ore 17 concerto di Maurizio Pollini alla Grossesfestspielhaus e alle ore 19,30 concerto di Andras Schiff al Mozarteum. Non ci è dato sapere chi sia l’autore di una così demenziale programmazione (si poteva anticipare al mattino alle 11 il concerto di Pollini, oppure spostare almeno alle 21 quello di Schiff), sta di fatto che tra i più assidui partecipanti al Festival sta montando una certa irritazione per come stanno andando le cose: troppe “riprese” di opere e poche nuove produzioni; concerti sovrapposti; staticità e consuetudine nella compilazione dei programmi; Bach alla Kolliegenkirche dove l’acustica è pessima; la penosa vicenda de “Il trovatore”; ecc. Avremo occasione ancora di parlarne. Di conseguenza vengono riposte molte speranze nel nuovo Soprintendente che, quando alcuni anni orsono, si occupava della programmazione dei concerti, era molto apprezzato per la varietà dei programmi e per l’interesse delle proposte.

Noi abbiamo scelto il concerto di Pollini che anche se collocato in un orario “infernale” (nel vero senso della parola, fuori dal Teatro si sono raggiunti i 38°), rimane uno dei grandi eventi musicali del Festival Salisburghese. Il Maestro milanese, che festeggiava i 40 anni di partecipazione al Festival, si è presentato sul palco della Grossesfestspielhaus molto tonico e in perfetta forma ed ha proposto tre sonate di Beethoven (17, 23 e 24), i tre pezzi e i sei piccoli pezzi per pianoforte di Arnold Schönberg. Programma corto, con solo due bagatelle di Beethoven come bis, in ragione del fatto che subito dopo la fine del recital, una parte del pubblico doveva trasferirsi al Mozarteum per il concerto di Schiff.

Grande successo con standing-ovation.

Tanti cari saluti,

Matilde e Fulvio