Associazione Musicale "G. Rossini"
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Associazione Musicale
"G. Rossini"
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"G. Rossini"

Carissimi,

per tutta la settimana siamo stati avvolti da una cappa afosa, a Salisburgo si sono nuovamente raggiunti i 37°. Per fortuna alla fattoria dove siamo noi si sta meglio. Le gite in bicicletta sono state momentaneamente sospese per il caldo e perché, con l’avvicinarsi di ferragosto, gli spettacoli al Festival si intensificano. Proprio la notte prima di ferragosto è arrivato un temporale che ha rinfrescato l’aria. Meno male!!!!!!

Martedì 11 siamo andati in Capitel Platz a vedere, sullo schermo gigante, la mitica “Traviata” del 2005. Qui a Salisburgo sono oltre 10 anni che viene organizzata una iniziativa per far partecipare al Festival musicale anche chi, salisburghesi e turisti, non ha la possibilità o non può vedere gli spettacoli dal vivo nei teatri cittadini. In Capitel Platz, dietro al Duomo, viene montato uno schermo gigante, sponsorizzato dalla “Siemens”, dove tutte le sere con inizio alle ore 20, vengono proiettate opere liriche, concerti e la commedia Jedermann. Le opere di nuova produzione, quest’anno Le nozze di Figaro e Fidelio, vengono proiettate più volte e nella stessa serata in cui sono rappresentate a teatro. Inoltre vengono riproposti gli allestimenti più importanti del passato. Dopo la fredda e piovosa estate dello scorso anno  il caldo di questi giorni ha fatto si che la piazza fosse tutte le sere piena di spettatori entusiasti.

Come ormai avviene da diversi anni, in questi giorni è ospite del Festival la West Eastern Divan Orchestra, fondata nel 1999 da Daniel Baremboin e dallo scrittore palestinese Edward Said, con lo scopo di favorire il dialogo fra musicisti provenienti da paesi e culture storicamente nemiche. La particolarità di questa formazione musicale è infatti quella di riunire giovani musicisti professionisti, allo scopo di perfezionarne le competenze nella musica classica; provenienti da zone come Israele, Egitto, Giordania, Siria, Libano, Palestina. Il nome dell'orchestra, che ha la sua sede a Siviglia, ospite del governo regionale dell'Andalusia, è un omaggio alla raccolta di poesie West-östlicher Divan di Goethe, che si ispirò al poeta persiano Hafez.

Nel tour estivo 2015 vengono presentati due programmi che saranno replicati, in diverse combinazioni, alla Waldbühne di Berlino, al Festival di Lucerna e ai BBC Proms di Londra.

Il primo concerto (12 agosto) aveva in programma: Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy; Dérive 2 di Boulez e la Sinfonia n. 4 di Caikowsky. Nel secondo (14 agosto) sono stati eseguiti: il Triplo concerto di Beethoven (solisti: Guy Braunstein, primo violino dei Berliner, il giovanissimo violoncellista austriaco/iraniano Kian Soltani e Daniel Barenboim al pianoforte) e Pelléas et Mélisande di Arnold Schönberg. I bis del 12 agosto sono stati: Valse triste di Sibelius e l’ouverture dell’opera Ruslan e Ludmilla di Machail Glinka. Nel secondo concerto niente bis perché incombevano sul palco gli operai del teatro che dovevano montare le scene del Trovatore in programma alle ore 20!!!!!!!

Daniel Barenboim in forma straordinaria, è salito sul palco ed ha iniziato il concerto come se avesse davanti a lui i Wiener, consegnando al pubblico un Debussy luccicante in tutti i suoi colori. Poi è passato alla musica del suo grande amico Pierre Boulez con undici musicisti dell’orchestra tra cui, al violino, il figlio Michail, dimostrando una concentrazione che ha accompagnato il flusso della musica di Boulez coinvolgendo il pubblico che lo ha attentamente seguito nell’impegnativo ascolto. Chiusura “alla grande” con la Quarta di Caikowsky, splendidamente costruita, sotto il profilo drammatico, come descritto dall’autore nella celebre lettera, prima con il malinconico, splendido pizzicato per poi esplodere, nel finale, con un’energia orchestrale che ha fatto scuotere l’enorme sala del Grosses Festspielhaus trascinando il pubblico in una entusiastica ovazione.

Nel secondo appuntamento l’esecuzione del Triplo concerto beethoveniano è stata un po’ routinaria e salottiera, mentre straordinaria è stata l’interpretazione del dramma di Maeterlinck, esaltando la ricchezza del tessuto contrappuntistico, l'audacia delle invenzioni timbriche, l’incandescente forza emotiva del discorso sinfonico concepito e prodotto da Schönberg. Più contenuto l’entusiasmo del pubblico (il concerto era in programma alle ore 15,30 del pomeriggio), distrutto dal caldo che incombeva sulla città.

Fidelio

Fidelio era l’opera “di punta” del Festival di Salisburgo 2015. Il nuovo allestimento è stato affidato a Claus Guth, autore della bellissima regia de “Le nozze di Figaro” del 2006 che però, nelle regie successive (Don Giovanni e Così fan tutte a Salisburgo e Lohengrin alla Scala), ci ha molto deluso.

La protagonista, nel ruolo di Leonore, era Adrianne Pieczonka (già Senta ne “L’olandese volante” del Regio di Torino); Florestano era Jonas Kaufmann; i comprimari Hans-Peter König (Rocco), Tomasz Konieczny (Pizzarro), Sebastian Holecek (il ministro), Olga Bezsmertna e Norbert Ernst (Marcellina e Jaquino). Il Coro dell’Opera di Vienna e i Wiener Philharmoniker erano diretti da Franz Welser-Möst.

Per ragioni che è inutile spiegare non siamo riusciti a vedere la prova generale dell’opera effettuata domenica 2 agosto. Chi ha avuto occasione di vederla e chi ha visto le prime repliche, ha dato un giudizio sostanzialmente negativo sullo spettacolo, sottolineando però l’eccezionale interpretazione orchestrale. Noi viceversa siamo rimasti complessivamente soddisfatti con alcune riserve che cercheremo di spiegare.

La regia ambienta l’opera in un salone monumentale del 19° secolo con pareti bianche e pavimento elegantemente piastrellato, più che un luogo di detenzione sembra la sala di rappresentanza di un ministero. Al centro della scena viene collocato un gigantesco parallelepipedo nero, una struttura simile ad un monolite che ruota su se stesso o si alza e ricorda il film di Stanley Kubrick “2001 - Odissea nello spazio”.

Quello che ci ha lasciati maggiormente perplessi è stata la scelta di tagliare tutti i recitativi. Tra un numero musicale e l’altro veniva fatto ruotare il monolite nero accompagnato da suoni inquietanti emessi da strumenti meccanici: brontolii, soffi, respirazioni, sussurri, ronzii che a noi hanno ricordato i primi film di Dario Argento. Forse il regista voleva rappresentare i lamenti dei prigionieri detenuti nel sottosuolo. I costumi erano di fine ‘800: Rocco indossava un frac da pomeriggio con panciotto, cilindro e bastone tale da non sembrare un carceriere ma semmai il capo di gabinetto del ministero competente, Marcellina e Jaquino due normali borghesi, il ministro era in divisa da cerimonia, Pizzarro tutto vestito di nero “come l’intento suo segreto” direbbe Shakespeare, Leonore in divisa da cavaliere e Florestan in un confortevole casual. I prigionieri, che entrano in scena solo nel primo atto, mentre alla fine dell’opera cantano fuori scena, sono completamente vestiti di bianco, pulitissimi, probabilmente in contrasto con il nero del bieco Pizzarro. Da ricordare che sia Pizzarro che Leonore hanno un alter ego che li segue nel corso di quasi tutta l’opera, quello di Leonore ne traduceva il pensiero usando il linguaggio dei segni che però noi non conosciamo e quindi non possiamo entrare nei dettagli.

La “star-tenor”, come lo chiamano qua, Jonas Kaufmann è un Florestan molto collaudato e perfettamente in ruolo, vocalmente straordinario e credibile  nella drammatica interpretazione del suo personaggio; Adrianne Pieczonka è una ottima anche se non straordinaria Leonore, Hans-Peter König da a Rocco una solenne bonarietà; Tomasz Konieczny è un Don Pizarro forse un po’ troppo minaccioso; Olga Bezsmertna e Norbert Ernst (Marcellina e Jaquino) sono una piccola coppia borghese perfettamente fusa scenicamente ma vocalmente con qualche problema a superare la buca; Sebastian Holecek  un MinistroDeus ex machina” calmo e misurato.

I Wiener Philharmoniker e il suo direttore Franz Welser-Möst hanno dato una lezione strumentale di sorprendente qualità. La “Leonore n. 3” è stata come una sintesi senza parole del dramma narrato, senza alcun eccesso e con una dettagliata finezza del suono che ha trasmesso al pubblico l’alto e nobile pathos concepito dall’autore. I corni, che accompagnano Leonore nell’aria del primo atto, sono stati di un calore dolce e appassionato, fenomenali gli archi, deliziosi gli strumentini.

Al termine applausi convinti del pubblico. Dopo la Leonore n. 3 oltre 5 minuti di applausi.

Tutti gli anni a ferragosto (quest’anno il 14, 15 e 16 alle ore 11) è in  programma un concerto dei Wiener Philharmoniker diretti da Riccardo Muti. Fino alla sua scomparsa, avvenuta 26 anni orsono, questo concerto era diretto da Herbert von Karajan. Di solito il programma è imponente con utilizzo anche del coro e dei solisti. Quest’anno il programma era solo “sinfonico” con il Concerto per violino di Caikowsky (solista Anne-Sophie Mutter) e la Sinfonia n. 2 di Brahms. Entrambi i brani ebbero la loro prima esecuzione a Vienna alla Großer Musikvereinsaal rispettivamente il  4 dicembre 1881 e il 30 dicembre 1877 con i Wiener Philharmoniker allora diretti da Hans Richter.

Questo è l’unico concerto dei Wiener che viene replicato tre volte. Una recita è infatti riservata ai “Förderer”, i soci sostenitori del Festival che sono riuniti in una Associazione per aderire alla quale pagano una quota annuale di € 1.100. All’interno dell’associazione ci sono poi due gruppi elitari: il Silver Club dove versano una quota supplementare di € 10.000 e il Golden Club con una quota supplementare di € 50.000!!!!  Con i fondi raccolti vengono finanziati alcuni lavori di ristrutturazione interna dei teatri del Festival. Ai Förderer è riservata anche la prova generale del concerto (Fördererprobe) dove possono portare un ospite ciascuno. A questa prova generale possono partecipare anche normali spettatori se muniti di biglietto omaggio emesso dalla biglietteria del Festival.

Noi abbiamo assistito alla Fördererprobe, giovedì 13 alle ore 14 (temperatura esterna al teatro 37°) e alla  replica di sabato 15 alle ore 11 (temperatura 23°, meno male!!!!!). La replica di domenica 16 è stata trasmessa in diretta da parecchie emittenti televisive europee. Per la cronaca vi diciamo anche i prezzi dei biglietti: € 250 - € 180 - € 140 (platea e prime file di galleria) - € 110 (media galleria) - € 73/34 (ultime file di galleria) e € 12 (posti a limitata visibilità). Tutto esaurito per tutte e tre le recite.

Noi non sappiamo che gente siano questi “Förderer”, era la prima volta che partecipavamo ad una prova a loro riservata, fatto sta che al termine del brillante primo movimento del concerto per violino sono esplosi in un fragoroso applauso. E qui ci possiamo anche stare. Poi però hanno applaudito anche al termine del primo movimento della Sinfonia n. 2 di Brahms, che termina in un tempo calmo. A questo punto il prestigioso Maestro italiano si è voltato, e con uno sguardo fulminante ha di fatto impedito ogni ulteriore e inappropriata manifestazione d’entusiasmo del pubblico presente.

Prima dell’inizio del concerto del 15 agosto, la Presidente del Festival ha ricordato che nel concerto di ferragosto del 1985 la Mutter eseguì, diretta da Herbert von Karajan, lo stesso brano ottenendo, al termine della performance, una “standig ovation” dal pubblico entusiasta. Ricordiamo, per dovere di cronaca,  che la Mutter al Festival di Pentecoste del 1977, a soli 13 anni, suonò il concerto K 216 di Mozart con i Berliner Philharmoniker sempre diretti da Karajan.

Noi preferiamo le interpretazioni del concerto di Caikowsky più concentrate sullo sviluppo virtuosistico della musica, tipo quella ascoltata al Lingotto, nel febbraio scorso, da Julian Rachlin (Gewandhaus Orchester/Riccardo Chailly). La violinista tedesca ha invece indugiato sull’aspetto drammatico e romantico (in particolare nel dialogo con i legni dell’Andante) ed è stata poco brillante  nel primo tempo e per niente travolgente nel rapido movimento finale. Alta tecnica, ampiamente dimostrata nella cadenza del primo tempo, ma poco brio che ha trasmesso anche all’orchestra e al direttore che l’hanno cullata amorevolmente. Al termine “standig ovation” per ripetere quanto avvenuto nel 1985 e una partita di Bach come bis!!!!!!!!

Nella seconda parte, a quasi 140 anni dalla prima esecuzione, i Wiener Philharmoniker hanno dato una magistrale lezione interpretativa della 2^ di Brahms. Straordinari i corni, compatti gli archi, deliziosi i fiati (che Muti ha corretto un paio di volte durante la prova), un trionfo assoluto della bellezza del suono. Al termine il Maestro italiano, che qui a Salisburgo è molto amato e dove possiede una casa nel sobborgo di Anif, “Villa Chiara” (nella stessa via dove è ubicata la villa di Karajan), ha rinunciato a far alzare le prime parti dell’orchestra lasciando a tutto il complesso, nel suo insieme, le entusiastiche ovazioni del pubblico.

Werther

In questa edizione del Festival, tra le opera presentate in forma di concerto, figura anche il capolavoro di Jules Massenet, con il quale si è cercato di ripetere il successo ottenuto lo scorso anno con “La favorite” di Donizetti (ne abbiamo parlato in questa rubrica), dove erano protagoniste tre voci formidabili: Elina Garanca, Juan Diego Florez e Ludovic Tézier.

Nel Werther, alla mezzosoprano lettone è stato affiancato un altro “star-tenor” molto apprezzato a Salisburgo, il polacco Piotr Beczala, applaudito in passato in “Rusalka”, “Jolanta”, “Romeo et Juliette”, e “Boheme”. Alla Scala è stato contestato dal pubblico come Alfredo ne “La traviata” ed ha dichiarato che non canterà più nel nostro teatro più prestigioso.

Purtroppo le cose si sono messe male quando la Garanca, per un grave problema familiare, ha dovuto rinunciare. Gli organizzatori, invece di sostituirla con un mezzosoprano “di ruolo”, sono andati a cercare una Diva anzi, una “kapriziöseste Diva”, come hanno titolato i giornali,  per mantenere quel clima di “evento mondano” che piace tanto agli sponsor del Festival. Quindi la parte di Charlotte è stata affidata ad Angela Gheorghiu, soprano lirico-drammatico, che si rivelò giovanissima in “La traviata” diretta da Georg Solti, ma che poi, con l’allora marito Roberto Alagna, è stata protagonista di liti furibonde con registi, direttori d’orchestra e sovrintendenti, seguiti da abbandoni repentini dei teatri quasi fosse una novella Callas. Una di queste clamorose “fughe” coinvolse anche una gita musicale della nostra Associazione al Ravenna Festival 1998, dove la Gheorghiu doveva cantare nel ruolo di Nedda nei “Pagliacci” (Canio era Placido Domingo, direttore Riccardo Muti, regia bellissima di Liliana Cavani) e fu poi sostituita, con successo, da Svetla Vassileva che da lì inizio la sua brillante carriera. La “kapriziöseste Diva” rumena, che ha debuttato recentemente nel ruolo di Charlotte all’Opera di Vienna (sempre per coprire la rinuncia della Garanca), nonostante la ancora giovane età, 50 anni, sta cambiando registro vocale per scendere in quello di mezzosoprano. Si dice che voglia percorrere la stessa strada di Placido Domingo (che però l’ha iniziata a 65 anni!!!!), ma questo percorso si sta rivelando molto accidentato e irto di ostacoli per cui tutte le attese del pubblico sono state riposte nella prestazione del tenore.

Piotr Beczala è stato un ottimo Werther, tenero e seducente allo stesso tempo, ricco di sfumature nella sua vasta gamma di colori, appassionato nel porgere la voce ma anche in grado di spingere con voce potente, travolgente ma ben controllata nelle note alte, quando la drammaticità della partitura e del ruolo lo richiedevano. La sua interpretazione musicale come incurabile sognatore, depresso e infelice poeta è assolutamente credibile nonostante l’esecuzione in forma di concerto.

Tra i comprimari ricordiamo: Daniel Schmutzhard (Albert), timbro nobile e gentile, misurato nel disprezzo insensibile per l’amore di sua moglie per Werther; la giovanissima Elena Tsallagova (già applaudita a Monaco come Mélisande) che è una Sophie ingenuamente  amabile e dalla voce meravigliosamente flessibile; Giorgio Surian (Le Bailli) è solido, così come Martin Zysset (Schmidt) e Ruben Drole (Johann) i cui ruoli comici sono fortemente compromessi dalla mancanza della messa in scena.  Vitali e felici i bambini del coro di voci bianche di Salisburgo. Purtroppo la seconda delusione di questo Werther è stato il direttore chiamato a guidare l’Orchestra del Mozarteum. Il giovane argentino Alejo Pérez (nel 2016 sarà all’Opera di Roma e al Massimo di Palermo), insiste nella ricerca di sonorità vivide ed intense con una eccessiva vitalità coloristica tralasciando le sottigliezze, i profumi e soprattutto le penombre della partitura di Massenet.

Al termine applausi per i solisti, più intensi per la giovane Sophie, ovazioni per il protagonista e alcuni fischi per il direttore d'orchestra!!!!!!

Tanti cari saluti,

Matilde e Fulvio