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Breve storia di S.Andrea

Il 29 ottobre del 1528 in piazza della Maddalena (allora centro cittadino), gli Anziani e i sei deputati "ad conservationem civitatis" consegnarono al Doria ed a Filippo Fieschi le chiavi della città di Savona, promettendo obbedienza a Genova, onde evitare la distruzione della città.
Con questo atto iniziava un lungo periodo di decadenza della città.
Il porto, da fiorente scalo, venne interrato e comunque ridimensionato nei commerci e nelle sue attività terziarie.
Tutti i commerci cittadini ridotti e quasi azzerati.
Le torri che rappresentavano un punto di orgoglio per le famiglie nobili della città vennero abbassate, in segno di dispregio e sudditanza, prima di tutte la “Torre del Brandale”
Questa decadenza è registrata da un importante calo demografico: nel 1504, quando Savona era fiorente contava circa 25.000 abitanti (come l’attuale Albenga) che divennero 14.000 circa nel 1570, per arrivare fino ai 6.205 del 1667 (poco più dell’attuale Albisola Marina)
Tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700 Savona era diventata un borgo racchiuso nelle antiche mura medioevali senza attività imprenditoriali di rilievo, salvo piccole forme di artigianato locale.
È in questo periodo che si insedia nella zona del “centro storico” un numero rilevante di ordini religiosi che daranno impulso non solo alla fede ma per l’attività di alcuni di questi verà rivalutata l’educazione delle giovani generazioni.
Ricordiamo:

PP. Somaschi nel 1570
PP. Serviti (Ordine dei Servi di Maria) nel1586
Frati Minimi nel1600
Cappuccini nel 1610
PP. Gesuiti nel 1621
PP. Scolopi nel 1622
Suore Carmelitane Scalze nel 1623
PP. Carmelitani Scalzi nel 1628
Suore della Purificazione nel 1666
I Signori della Missione (S.Vincenzo de’ Paoli) nel 1774

Gesuiti e Scolopi si stabiliscono a Savona quasi contemporaneamente, nel 1621e 1622.

Ambedue gli ordini si dedicheranno oltre alle opere di fede e di culto, all’educazione dei giovani, curandosi dei ceti sociali più deboli (specie gli Scolopi) onde evitare la deriva dell’analfabetismo molto diffuso tra la povera gente.
I Gesuiti, in particolare, ci interessano in quanto sono stati gli artefici della costruzione dell’attuale Chiesa di S. Andrea, come oggi è comunemente conosciuta.
Nel 1621, chiesero il permesso di costruire un collegio in Savona per ottemperare ad un lascito testamentario di Giuliano Boccone, nobile savonese e barone di Mezzana in Sicilia.
Ricevuto parere favorevole il 14 gennaio 1622 acquistano un terreno di proprietà del nobile Nicolò Corsi sito nella zona di Monticello, accanto alla piccola parrocchia di S. Andrea (già esistente).
Costruirono accanto una loro “chiesuola” che dedicarono a S. Ignazio di Loyola, loro fondatore.
Il 29 maggio 1622, in quella “chiesuola” venne celebrata la prima messa cantata alla presenza del Governatore e degli Anziani della città.

Poco tempo dopo venne inaugurata la scuola, frequentata dai giovani “bene” della città.
Nel 1663 acquistarono da Paolo Pozzobonelli, nobile savonese, alcune case e un giardino e nel 1668 iniziarono la costruzione del collegio. Questa costruzione viene edificata all’incirca dove oggi si trova il “palazzo dei pavoni”.

Da ricordare che fino alla fine dell’800 e primi anni del 1900, salita Monticello era un tutt’uno tra l’attuale parte alta accanto alle carceri e la collinetta dove sorge la chiesa di S. Andrea

A bloccare i lavori fu un dissesto finanziario avvenuto nelle terre siciliane lasciate loro in eredità dal Boccone, per cui i Gesuiti chiesero aiuto al Comune di Savona, pretendendo un appannaggio di tremila lire annue.
Avuta risposta negativa si rivolsero a Genova che concesse loro la tenuta boschiva denominata “la Beatrice”. Contemporaneamente un Gesuita di nome Giacomo Lomellino lasciò in eredità la grande tenuta di S. Giorgio in Genova, di sua proprietà.
Ripresa dunque una certa autonomia economica iniziarono la trattativa per ottenere la chiesa di S. Andrea.

Nel 1714 ottennero quanto desiderato. La parrocchia di S. Andrea venne trasferita nella chiesa di S. Agostino (dove oggi sorge il grattacelo davanti alla Torretta) non senza qualche “mugugno” dei parrocchiani.
Sempre nel 1714 la chiesuola dei Gesuiti e la parrocchia di S. Andrea vennero demolite e si diede inizio alla costruzione dell’attuale chiesa.

A sostenere la spesa della costruzione della chiesa e del collegio intervenne Carlo Geirola, nobile e facoltoso genovese, fratello di Padre Giorgio Maria Geirola, Gesuita in Savona.
La costruzione della chiesa venne ultimata nel 1716 e il 25 dicembre di quell’anno venne celebrata la prima messa.
Fu sempre Padre Geirola che curò il completamento della chiesa negli anni seguenti con la parte pittorica degli interni affidata a due fiorentini: Sigismondo Betti e Marco Sacconi.
Di Sigismondo Betti abbiamo un dettagliato “reportage” da parte di Tomaso Torteroli, sacerdote e storiografo savonese dell'800, che descrive con minuziosità e dovizia di particolari tutto il “trionfo dei gesuiti” rappresentato sulle pareti dell’abside e sulla volta della chiesa. Questo notevole lavoro pittorico venne completato nel 1749.
Marco Sacconi si dedicò invece agli ornamenti, ai lavori di architettura interna e agli stucchi dorati, lavorando fino alla sua morte avvenuta nel 1748.

Nel 1718 furono comprate due case attigue alla chiesa per ospitare i giovani collegiati in attesa della completa edificazione del collegio.
Quando, nel 1756, venne completata l’edificazione del collegio sia i Padri Gesuiti sia i collegiali trovarono dimora in questa costruzione che aveva raccordi diretti con la chiesa. I giovani potevano seguire le funzioni passando direttamente dal collegio alla chiesa e sistemarsi nei “palchetti” sopraelevati o nel corridoio interno che corre sul lato sinistro della chiesa in alto, senza essere visti in quanto nascosti da grate dorate (ancora presenti).
Ogni anno, il giorno della festa di S. Francesco Saverio, il Governatore e gli Anziani di Savona assistevano alla Messa solenne e al panegirico del priore dei Gesuiti in ricordo del co-fondatore dell’ordine.
S. Francesco Saverio il giorno 10 dicembre 1687, su decreto del Consiglio cittadino, veniva eletto protettore della città. Tutto questo è ben descritto nella pittura del XVIII secolo di Benedetto Angelo Rossi (1694-1755) raffigurante il santo che intercede la Madonna per la città di Savona che è rappresentata, nel quadro, nella parte bassa della tela.
Padre Orazio Grassi, savonese, gesuita, matematico e architetto (grande antagonista di Galileo Galilei), da Roma aveva inviato intorno al 1623 molte e preziose reliquie di martiri. Purtroppo nei secoli la maggior parte sono andate perse. Alcune, fortunatamente, sono ancora presenti nell’attuale chiesa.

La Compagnia di Gesù con bolla pontificia del 21 luglio 1773 emessa da Papa Clemente XIV, venne soppressa e anche anche i Gesuiti di Savona lasciarono la loro chiesa e il collegio ai Padri della Missione o Lazzaristi, i quali, a loro volta vennero allontanati da Napoleone che decretò la chiusura di molti ordini religiosi.
Solo nel 1812 Pio VII ripristinò il culto nella Chiesa a cui ridiede il nome primitivo di S. Andrea e la riconsegnò alla Comunità Parrocchiale.
Da quella data la Parrocchia è stata parte integrante della vita del centro storico fino al 1985 quando vennero accorpate le parrocchie di S. Giovanni Battista e S. Andrea.

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